maggio 18 2008

 

CS80~Key-West-Florida-Posters

 

Key west. Ultimo baluardo a sud degli states , se non si considerano le Isole Vergini Americane)-
florida_keys_landsatwallUna strisciata di isolette coralline, per la precisione 800, che dall’estremo lembo della Florida che si inoltrano nel Golfo del Messico, dividendolo dall’oceano atlantico. Più vicine all’Avana che a Miami a cui sono collegate da una lunghissima autostrada detta “Overseas Highway”. 200 kilometri di asfalto e 40 ponti .
Atmosfera mix americana da confine e per l’appunto caraibica. Sapore si salsedine, il rumore dei motoscafi, le spiaggette coralline bianchissime e le palme, odore si pesce appena pescato. 
Infatti sono luogo di pesca di altura. Preda principale il Marlin citato più volte nel suo romanzo postumo “isole nella corrente”   e nel più famoso “il vecchio ed il mare” da Hemingway che decise di costruirsi una bellissima casa a due piani stile coloniale punteggiata di finestreHemingwayCat e cirrocondata da un bel giardino e piena di gatti.
Ma ci sono ancora i felini! Certo! Sono i discendenti di quelli adorati coccolati e viziati dal famoso scrittore. Nessuno li manda via. Sono patrimonio culturale anche loro!
Abitazioni a prezzi folli, turismo purtroppo adesso di massa e d’assalto. Circa 3.000 e più passeggeri di navi da crociera sbarcano ogni giorno invadendo l’isola. I più fanno il giro sul solito trenino gommato. I conducenti si assomigliano tutti .Cappellino sneakers e ray -ban e shorts. Vi illustrano le parti più famose del luogo. Il tutto in un americano slangato difficilissimo da capire.
Clima quasi tropicale. A febbraio mi sono ustionata. Umidità fortissima, vegetazione lussureggiante. Negozietti coloratissimi, bar dove i più escono che non si reggono in piedi, mercatino pseudo caraibico e un simpaticissimo negozio che vende solo conchiglie.
Ma c’è anche la parte chic, quella vicino al porticciolo con le sue banchine in legno ed i le barche con Flying bridge per pesca di altura key_west_belldove mangiare dell’ottimo pesce e delle conch fritte. . E ci sono i pellicani.. appollaiati sui pali di legno che reggono i moli…Stanno li mezzi addormentati aspettando qualche bocconcino lanciato loro dalla cucina di qualche ristorante.
Sensazione cubana quando vedo una bottega minuscola.. Seduto su uno sgabello ed appoggiato su un altrettanto minuscolo banchetto c’è un artigiano che “rolla” a mano i sigari.. Le sue mani sono più scure della sua carnagione. Il suo sorriso candido . Dietro di lui una montagna di foglie di tabacco. Ti racconta che haCIGAR iniziato da bambino. Ti offre un sigaro. Ma non fumo! E sono una donna! Mi guarda e mi sorride e mi porge quel sigaro enorme. Ma si.. ma chissenefrega! Io lo assaggio! In Italia farebbero salti mortali per quel sigaro artigianale!
 “Posso sedermi qui e provare a tirare?”
“Ma qui siamo a Key West! Puoi fare quello che vuoi ! nessuno ti dirà mai niente! Eccoti un bicchierino di rum! Lo gusterai meglio.” Mi risponde l’artigiano del sigaro.
Sto benissimo. Ho il mio rum, fumo per la prima volta in vita mia un sigaro. I pellicani volteggiano nell’aria. Nessuno fa caso a me.
Manca solo qualcosa. Meglio qualcuno.
Il mio amato Hemingway.
Ma può succedere di tutto! Siamo a Key West!
Sonny Rollins. St. Thomas

« Sonny era una leggenda, quasi un Dio per i musicisti più giovani. Molti pensavano che suonasse al livello di Bird. Quello che posso dire io è che ci andava molto vicino. Era un musicista aggressivo e innovativo con sempre nuove idee. Mi piaceva tantissimo come suonatore ed era anche un grande compositore. (Ma penso che più tardi Coltrane lo abbia influenzato e gli abbia fatto cambiare stile. Se avesse continuato quello che stava facendo quando lo conobbi, forse sarebbe oggi un musicista anche più grande di quello che è - ed è un grande musicista) »
 (Miles Davis [1])

Sonny ha i primi contatti con la musica a 11 anni, quando prende lezioni di pianoforte e di sassofono; dopo una breve esperienza con il sassofono contralto, passa permanentemente al sax tenore nel 1946, all'età di 16 anni. Entra negli Harlem Rollin' dove suonano anche Jackie McLean, Arthur Taylor, e Kenny Drew con i quali costituirà una band alle scuole superiori. I suoi genitori provenivano dalle isole Vergini ed egli amava molto la musica da ballo dei Caraibi: si avvicinò al sassofono nell'era della musica "jump" antecedente al rock and roll e, anche se la sua musica rivela quel passato, Rollins va molto al di là: una sua singola improvvisazione (ed alcune sono molto estese) può sembrare come un veloce cammino a ritroso attraverso la musica popolare dell'Ovest, costruita in modo così eccentrico da risultare quasi astratta.

Le sorelle ed i fratelli di Sonny erano tutti studenti di musica classica, ma uno zio sassofonista, appassionato di blues, conquistò con la sua musica il giovane che assorbì gli stili degli idoli del sassofono degli anni '40: da Coleman Hawkins prese la sonorità intensa e l'abilità di muoversi tra gli accordi, da Lester Young la capacità di raccontare storie nel modo più originale, da Charlie Parker tutte le caratteristiche di Hawkins e Young messe insieme sintetizzate in un nuovo, rivoluzionario, linguaggio. Da questo crogiolo ribollente Rollins emerse con un bagaglio unico di sicurezza, velocità, swing e spontaneità inventiva. Anche il pianista Thelonious Monk influenzò molto Rollins, rendendo i suoi assoli più frammentari e melodicamente più imprevedibili, con un'inclinazione a spezzettare il materiale tradizionale e spesso a rovesciarlo.Alla fine degli anni '40 aveva raggiunto un livello di bravura tale da poter cominciare a suonare con i musicisti suoi idoli, e con i suoi coetanei che stavano facendo la storia del jazz, tra cui Miles Davis, con cui si sarebbe ritrovato più volte nel corso degli anni. L'ascolto di Oleo[2], Doxy e Airegin[3] sull'LP Bags' groove (1954) e dell'album di Thelonius Monk Brilliant corners (1956) dimostra la statura raggiunta da Rollins come strumentista e come compositore: gli standard da lui composti in questi anni restano tra i più famosi e frequentati.

Nel 1955 sostituì Harold Land nel quintetto di Clifford Brown e Max Roach. Negli anni successivi realizzò molte incisioni che lo proiettarono nel firmamento del jazz con la considerazione di miglior sassofonista dai tempi di Charlie Parker. Nella seconda metà degli anni '50 registrò, molto spesso insieme a Roach, alcuni dei suoi lavori più importanti: il fondamentale Saxophone Colossus, Tenor Madness (in cui lo si può ascoltare in una spettacolare chase - o gara - con John Coltrane appena approdato al quintetto di Miles Davis), The freedom suite.

La celebrità che accompagnò Rollins in questo periodo non spense mai il suo innato desiderio di apprendere ed evolversi, un impulso che egli stesso attribuisce alla volontà di competere con i suoi fratelli maggiori. Proprio quando l'avanguardia avanzava Rollins si prese due anni di riposo, dal 1959 al 1961, per approfondire i complessi problemi riguardo il rapporto tra improvvisazione e struttura. In quei due anni, Rollins riprese a studiare lo strumento come se dovesse ricominciare, e per evitare le proteste dei vicini prese ad andare a studiare su un ponte sull'East River, dove talvolta lo raggiungeva Steve Lacy anch'egli alle prese con una riflessione sulla sua musica.Si ritirò nuovamente tra il 1969 ed il 1971 per tornare nel 1972 alla guida di giovani band che, però, eseguivano un jazz più commerciale.In tempi più recenti Sonny Rollins ha sempre più spesso lasciato emergere gli entusiasmi musicali dei suoi anni giovanili, e molte delle sue registrazioni dello scorso decennio comprendono un funk molto più rilassato, ballads romantiche e musica soul contagiosa. Ma egli resta un improvvisatore senza pari. In qualsiasi momento, nelle performance dal vivo, egli è sempre in grado di lasciare che la sua creatività, ancora vivace e ostinata, attinga alla sua inesauribile riserva di melodia per elaborarla in maniera ammaliante ed imprevedibile. Al Ronnie Scott's Club di Londra si ricorda ancora un finale di un suo concerto: mentre dava la buonanotte al pubblico, di colpo affiorò nella sua memoria una serie di canzoni in stile Tin Pan Alley' intitolate Goodnight: andò avanti senza accompagnamento per oltre un'ora, quasi senza prendere fiato.Dopo la perdita, due anni fa, della moglie Lucille che gli aveva fatto da agente per più di trent'anni, Rollins ha fondato una propria casa editrice, la Doxy Records[5], che, nel Gennaio 2007, ha pubblicato il suo primo album di studio da più di cinque anni, "Sonny, please"[6].La spinta continua ad elaborare nuova musica traendo ispirazione da quella vecchia fa parte dello spirito jazz, di cui Sonny Rollins è un portavoce folgorante. Tornato ai concerti dal vivo ed alla improvvisazione, ha dimostrato ampiamente negli ultimi anni, anche se ormai over 70, di essere ancora il numero 1 nello strumento principe del jazz.

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maggio 15 2008

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Uno spot in tv
Ma è’ l’otto per mille
Tempo di tasse

 

 Scott Joplin -Maple Leaf Rag

Il 4 marzo 1919 muore in una casa di cura per malati mentali di New York il pianista Scott Joplin, uno dei padri fondatori del ragtime scritto, chiamato anche "King of ragtime", il re del ragtime. Nato il 24 novembre 1868 e Texarkana, nel Texas, dopo aver imparato a suonare il pianoforte, a quindici anni lascia la famiglia e scappa di casa per diventare musicista itinerante. Nel 1895 entra a far parte del Texas Medley Vocal Quartet. In quel periodo riesce anche a piazzare a qualche editore le sue prime composizioni: Please say you will e Picture of her face. Negli stessi anni inizia ad approfondire le tecniche pianistiche del ragtime. Diventa il pianista fisso del Maple Leaf Club di Sedalia, nel Missouri, dove incontra l'editore Carl Hoffman che nel 1898 gli produce The original rag, la sua prima importante opera, cui seguono Maple leaf rag, The sun flower slow drag e Swipsy , tutte e tre del 1899. Dopo la sfortunata A guest of honour che nel 1903 viene rappresentata una sola volta a St. Louis con scarso successo, nel 1905 si trasferisce a New York dove si fa catturare dall’ossessione di scrivere una vera e propria opera lirica ragtime. Il 4 marzo 1919 la morte se lo porta via dopo una vita passata tra difficoltà economiche ed espedienti per sopravvivere, senza aver mai trovato un impresario disposto a rappresentare Treemonisha, la sua opera, con A guest of honour, oggi più famosa. Nel 1974 Marvin Hamlisch utilizza la musica di Scott nella colonna sonora del film "La stangata". Dopo il successo de "La stangata", Treemonisha, composta nel 1907, viene rappresentata per la prima volta nel 1974 all'Uris Theatre di Broadway, con la produzione dell'Houston Grand Opera e con la partecipazione di cento pianisti di tutto il mondo. Peccato che Scott ormai non c’è più.

Il ragtime nasce a Sedalia nello stato del Missouri perché li abitava Scott Joplin (Texas, 1868) pianista negro* e principale compositore di ragtime. Il ragtime è una composizione per pianoforte, La caratteristica del ragtime di essere un pezzo completamente definito sulla carta (spartito) fa si che il manchi dell’elemento principale del jazz: l’improvvisazione. Ma del jazz è uno dei padri, un po’ perché il ritmo è molto swing (oscillante) e un po’ perché le prime brass-band utilizzavano le melodie rag come guida per le loro performance . Lo schema del ragtime si rifà completamente alle forme classiche: dal trio del minuetto alle strutture dei valzer di J.Strass. Anche lo stile pianistico pesca a piene mani dai classici: Schubert, Chopin e su tutti Liszt. Il tutto naturalmente filtrato dalla sensibilità degli esecutori. L’ambiente in cui si sviluppò fu vario. Si va dai Saloon dove musicisti o rulli meccanici accompagnano il chiasso degli avventori alle sale da ballo “bene” delle grandi città. Scott Joplin fu il maestro di questo genere, autore di 600 rag una sinfonia e due opere liriche, ma sarà Jelly Roll Morton di New Orleans a dare a questo genere un aspetto più jazzistico trattando la composizione in modo più libero.
 
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maggio 13 2008
romaio

Foto di MillaParker

Scrivo questo post a “freddo” sebbene abbia ancora in massima produzione gli “enzimi”  per digerire (a mo’ di pitone.. non sopporto i serpenti ma rende) il macigno che domenica 5 maggio ha messo in onda Report. Argomento: l’edilizia a Roma. Che fosse un argomento scontante lo si capiva già, ma questa città, unica, rischia il collasso e maggior   scempio. Ho la fortuna di abitare in un quartiere residenziale nella zona Nord della capitale. Un quartiere nato negli anni sessanta  in pieno boom economico ed edilizio.
Dalla_Balduina 1866Eppure, io nata a due passi dalla cupola di San Pietro, ma anticlericale all’ennesima potenza,  da piccola quando mi domandavano dove abitassi, dicevo un po’ sconsolata : “abito in periferia!” Dieci minuti al massimo  di moto e sono in centro, Nel centro di Roma. Sono passati molti anni (e lo confesso circa 46 anni..e mo’ fatevi conti!..). Quello che definivo “quartiere periferico” è diventato semicentrale! Dietro tonnellate di metri cubi di cemento. Arrivano quasi, anzi senza quasi, in terra d’Etruria. Tra un po’ tra Roma Nord e Viterbo non ci sarà più confine!
E’ inutile che vi parli del traffico. Grazie ad una galleria che passabalduina sotto il colle (non uno dei sette e nemmeno l’ottavo!) qualcosa in più abbiamo ottenuto. Abbiamo anche un treno fortunatamente coperto ottenuto   dopo che il comitato di quartiere aveva alzato le barricate  come fecero i francesi a Porta Pia, poiché qualche progettista intelligente voleva far passare la ferrovia scoperta in mezzo ai palazzi.
Certo devo dire che la famosa “Teca” che ricopre l’Ara Pacis,quella specie di costruzione  simile ad una pompa di benzina  art decò di south beach (Miami),  non è una bellezza. Anche perché  che a dire il ara_pacis2vero “cozza” un po’ tra le chiese di San Rocco (facciata del Valadier) il retro di San Carlo al Corso (1600) ed alla fine quella di S. Girolamo (1588 circa) e il mausoleo di Augusto (ometto l’edificio del ventennio  di Morpurgo, ma almeno ha un bel mosaico). Isomma la teca di Richard Meier credo che sia un granellino di sabbia, una goccia nel mare magnum della tragedia  dell’edilizia romana.
Non è assolutamente facile mettere una “toppa” al vandalismo edilizio, all’onda anomale di calcestruzzo,  ma credo che sia ancora possibile contenere i danni e pensare al futuro. Più “urbano”.
Più di un amico ha lasciato Roma, chi per la campagna, chi per un altra regione, chi addirittura per altri paesi, paesi civili come la Germania, il Portogallo, la Francia, dove per compensare alla storica mancanza della “carbonara”, dell’”amatriciana”, delle “puntarelle”, carbonarahanno case che costano un quarto, linee metropolitane efficientissime, ospedali… e potrei continuare citando per ogni “gustosa” ricetta un “valido” servizio, servizio che realmente migliora la vita di un cittadino, assai di più di un piatto di pasta. (Le puntarelle ve le lascio..la carbonara no! Per mille merluzzi!)
Ho visto sorgere (oddio! mi sa di Blade Runner.. ma andremo a finire così) quartieri orribilmente cresciuti a ridosso dei ruderi archeologici. Zone dormitorio. Un esempio è il quartiere a sud di Roma dove hanno da poco trasferito l’ufficio dell’azienda per cui lavoro (Una fortuna! Abito a Roma nord e lavoro a Roma Sud!) 6 “torri” tagliate a metà. palazzoorendoMezze adibite ad uffici e mezze ad abitazione, Squallore e disagio per la signora che ha la testata del letto dietro le nostre  macchinette del caffè! Tutta la notte il rumore del motore del frigo.. morale.. hanno spostato tutto! A parte queste note folkloristiche, nel quartiere senza nome (come Giovanni senza terra!) i palazzi sono orribili. Addirittura uno ha una canna fumaria esterna di mattoni rossi. Sembra un tetro crematorio nazista!  Cosa offre di svago questo quartiere? Una tavola calda (il famoso “unto”) ed un bar, un parrucchiere. Niente altro. Ma dico una posta, una banca.. dei servizi  per uso civile. Librerie e posti simili sono un miraggio! Ma cosa fanno i ragazzi la sera in questo dormitorio???? Potete immaginarlo! E come questo di quartiere senza nome e senza servizi ce ne sono a centinaia. Case tutte uguali. Al massimo un centro commerciale. Odio i centriikea commerciali. Non c’è giorno, non c’è notte. Solo luci ed corridoi anonimi. Ragazzine che girano e girano senza uno scopo con l’orrido hamburger del fast food e la coca cola.
Bisogna capire che un paese “povero” non necessita di centri commerciali sempre più grandi dove giovani dementi armati di indelebili pennerelli possano apporre la firma del loro inutile passaggio, capire che il patrimonio artistico di questa città richiama tanti di quei turisti che non si può permettere a categorie intere (tassisti, ristoratori, baristi…) di delinquere legalmente, capire che il futuro del mondo intero, e Roma è, o quantomeno era, Caput Mundi, sarà multietnico, multirazziale, come le grandi capitali europee e straniere.
bercy1No signori miei !Specchiamoci sugli esempi dei quartieri satelliti di Bercy -Tolbiac (Parigi) dove il comune è imprenditore di se stesso, dove l’edilizia popolare si divide con quella residenziale e quella degli uffici. I centri commerciali sono banditi. Si incrementa il bottegaio (quanto mi piace parlare con i bottegai! Ne hanno cose da raccontare!).
Roma, la mia città, è in mano ai palazzinari tipo Caltagirone (quello delle case tutte uguali), dei Toti, degli Scarpellini (un nome una garanzia) quelli che intervistati dicono: “me so fatto da solo. So’ venuto su da gnente!” Appunto! Si vede che non ha nemmeno un palazziorendibriciolo di comprendonio per capire come andrebbe costruito un palazzo decente! Comprano terreni, chiedono il permesso per un tot di Metri cubi e poi con una legge chiamata “accordo di  programma” donano pochi spiccioli al comune per costruire un tratto della metro c-d-e-f-g ( tra cent’anni!)in cambio dell’ampliamento della cubatura! Ed senza contare il finanziamento che elargiscono   (legge odiosa) i partiti.. TUTTI! SENZA DISTINZIONE!
Roma collasserà tra breve. Non si circolerà più. Aumentano gli scooter, la grande massa motorizzata a due ruote che è già miracolata se torna illesa la sera casa (si impone un pellegrinaggio al Divino Amore in caso di ossa intere, sempre che non ci sia traffico!). L’agro romano non esiste più. La Roma degli acquarelli di Ettore Ripetta_RoeslerRoesler Franz sono ormai lontani. Il vecchio Porto di Ripetta ha fatto spazio agli argini mussoliniani (ma li è stato un obbligo…se passate per il centro potete vedere ogni tanto delle piccole lapidi sui muri della case Segnano l’altezza dell’acqua quando “er tevere straripava”)
Roma non è New York dove abbattono i grattacieli vecchi per costruirne  dei nuovi.  Noi che abbattiamo?? Il Colosseo, l’Arco di Costantino? La Domus Aurea?? Abbatteremo Castel Sant’Angelo per costruire ancora un sottopasso ? (un’idea fantastica  delle passate gestioni. Non sto assolutamente scherzando) . Distruggeremo P.zza Navona per fare un parcheggio sotterraneo per i residenti?? (pare che sia di gran moda).
Aveva ragione l’Albertone Nazionale quando rispondeva a chi gli domandava « scusi Sordi, ma lei dove va in vancanza ? » e lui “ma come in vacanza??? Abito a Roma. Più vacanza de questa!!”
Ci passo per il centro,  ci passo davanti alla splendida villa di Sordi.roseto  Tutti i giorni. Le ruote della mia moto come i piedi dei turisti,  calpestano “la storia”. L’alba sopra il circo Massimo con lo sfondo dei palazzi imperiali sul Palatino  è superba. Irripetibile.
Un dipinto unico. Allora prendo a prestito questa frase e la dedico alla mia città “se un pittore te dovesse pitturà, butta tutti li pennelli e stà a guarda!) (Rugantino- Garinei-Giovannini musica di Trovajoli)
Roma nun fa mai la “stupida”. E’ la stupidità che uccide Roma.

* le foto dei palazzi "orendi" sono  purtroppo reali. Le ho scattate oggi...

 

Enrico Rava-Renato Sellani- Roma nun fa la stupida stasera.

Enrico Rava, nato a Trieste nel '39, è indubbiamente il jazzista italiano più conosciuto a livello internazionale. In trent'anni di carriera, il trombettista, flicornista, compositore ha al proprio attivo oltre settanta incisioni, di cui sedici a proprio nome. Avvicinatosi alla tromba nel '57, grande ammiratore di Miles Davis e Chet Baker, Enrico Rava comincia a suonare giovanissimo nei club torinesi. Nel '63, conosce Gato Barbieri, al cui fianco due anni dopo incide la colonna sonora del film di Montaldo Una bella grinta. In quegli anni incontra Don Cherry, Mal Waldron e Steve Lacy, con il quale suona free jazz in quartetto tra Londra e Buenos Aires (ed è in Argentina, nel '66, che il quartetto registra l'album The Forest and The Zoo). Nel '67, Rava è a New York ed entra in contatto con l'avanguardia free, tra cui Roswell Rudd, Marion Brown, Rashid Ali, Cecil Taylor, Carla Bley. Dopo una parentesi italiana, che lo vede esibirsi con vari musicisti, tra cui Franco D'Andrea, e registrare a Roma con Lee Konitz e a Brema con Manfred Schoof, nel '69 riparte per New York, dove rimarrà per otto anni. I primi tempi suona soprattutto con Rudd, Bill Dixon e la Jazz Composer's Orchestra di Carla Bley, sotto la cui direzione partecipa all'incisione di Escalator Over the Hill. A partire dal '72, anno in cui pubblica Il giro del giorno in 80 mondi, il primo disco a suo nome, Rava dirige quartetti (sia nei club newyorkesi che in tournée in Europa e Argentina) quasi sempre privi di pianoforte. Le collaborazioni e le incisioni si susseguono, preziose, a ritmo serrato, al fianco di prestigiosi musicisti italiani, europei, americani: tra questi John Abercrombie, Joe Henderson, Roswell Rudd, Cecil Taylor, Ray Anderson, Dollar Brand, Franco D'Andrea, Urbani, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Paul Motian, John Taylor, Archie Shepp, Misha Mengelberg, Richard Galliano, Lee Konitz, etc. etc. Musicista rigoroso e strumentista raffinato, questo poeta della tromba è anche un sensibile ed abile compositore, amante del jazz, ma capace di suonare nei più disparati contesti e di fondere nel suo personalissimo stile influenze musicali molteplici, dalla musica sudamericana al funk, al rock. Ehm.  Sentito dal vivo (gratis) alla Casa del Jazz (ottima idea della passata giunta) la scorsa estate. Non mi ha deluso affatto.. il secco!

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maggio 11 2008

binario

 

Strada nella notte
Riprendo la mia corsa
Non voglio viaggiare
Sui binari costrittivi
E senza curve
Della mia vita.
Voglio deragliare.
Deragliare ancora.
 

 

Michelle Petrucciani- Take the "A" train.

Una sera d’inverno. Teatro Olimpico di Roma.. 1998. Teatro pieno all’inverosimile. Si vedono anche volti noti della musica italiana. Sono tutti li, compresa la sottoscritta ed il suo fu pseudo marito ed un altro paio di amici, ad attenderlo. Quel piccolo grande uomo. Vederlo dal vivo è stato più che impressionante. Saluta. Getta le sue piccole stampelline vicino al piano e si arrampica sullo sgabello del pianoforte che sembra immenso in confronto a lui. Ci siamo guardati tutti. In corso sottovoce ci siamo detti quasi all’unisono : “ma come fa??” L’abbiamo sempre ascoltato , ma mai visto. Sappiamo come suona. Il suo pianoforte ha una pedaliera di rinvio perchè non arriva ai pedali. Ci sembra   che non possa raggiungere le estremità del pianoforte. Non è vero. Ha delle mani formidabili e una tale forza nelle braccia! Le piccole mani sul piano. Le note più armoniose, la tecnica più perfetta, vengono fuori da quei tasti, da quelle corde. Deve fare una fatica immensa. Eppure, eppure il suo uso della mano sinistra (quella più difficile per natura da usare, quella che si “stanca” di più)e era quella di un pianista “normale” . Nel video potete vedere come la usa.
I suoi i soli su tempi impossibili e comincia a salire, a salire di tonalità arriva ad un certo punto che la tastiera sembra diventare sempre più lunga, irraggiungibile, lontanissima, si reggeva con la mano sinistra allo strumento, il pubblico si sente gelare temendo il peggio e lui si diverte da matti.
Fa veramente impressione. Ma il fisico non lo vedi più. Senti solo la sua musica, le vibrazioni e le emozioni che ti provoca. Il silenzio del pubblico, gli applausi quasi senza fine, i fischi all’americana, i “bravo” che si sprecano.
Conclude proprio con uno dei suoi cavalli di battaglia “Take the “A” train” di Duke Ellington.
Discende dallo sgabello, riprende le sue stampelline. Il pubblico lo acclama. Si spella le mani. Lui si inchina per quel poco che può e ringrazia.
Quella sera, ho avuto l’onore ed il privilegio, di ascoltare e vedere uno dei più grandi pianisti jazz dello scorso secolo. Un virtuoso del piano. Un uomo semplice con un’energia pazzesca, che ci ha lasciato troppo presto.
New York, 6 gennaio 1999, Michel Petrucciani ci lasciava per sempre. Una vita dedicata alla musica, un tocco riconoscibilissimo. Come non seguire il suo fraseggio deciso, secco, ritmicamente impeccabile, sempre denso di liricità, blues, sempre pertinente. Come non farsi travolgere dalla sua energia, dal suo modo di "arrampicarsi" fino alle note più estreme riuscendo a giungervi col pieno controllo dinamico nonostante l'impedimento fisico.
Che dire? Michel Petrucciani ha avuto il grande merito di riuscire ad identificarsi nella musica, attraverso il piano, in un mondo jazz pieno di confronti e talenti di ogni tipo. Lui è comunque emerso lasciando il suo segno e facendosi riconoscere all'istante. Questo io credo che sia uno dei più grandi pregi per un musicista jazz. Ci mancano molto i suoi "Bon soir" e "Merci" durante i concerti e ci manca molto l'intensità emotiva che era in grado di trasmettere. Questa antologia non ha ovviamente la pretesa di fornire un'esaustiva visione di Michel Petrucciani che ha prodotto molti capolavori anche per la Blue Note e la Capitol, oltre che per la Dreyfus, ma sicuramente fornisce uno spaccato che rappresenta il Petrucciani più maturo dato che la Dreyfus è stata la sua ultima label ed ha raccolto le sue ultime note. Come dice lo stesso Francis Dreyfus in chiusura delle note copertina: "Possa questa antologia convincere noi tutti di un'evidenza: non dobbiamo dimenticare Michel Petrucciani".
Questo brano è solo un assaggio di quanto Petrucciani abbia donato in musica.
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maggio 9 2008

moon-fishing-thumb

 

 

Il fiume di sera
E’ immobile e liscio;
I colori del maggio
Si aprono tutti.
Un’onda improvvisa
Si porta via la luna;
E l’acqua di marea
Arriva col suo carico di stelle.

Yang-Ti (581-618)-Poeta ed ultimo imperatore della dinastia Sui-Cina

Riyuchi Sakamoto- Last Emperor.
 Premio Oscar 1987 per la miglio colonna sonora. E lo merita tutto.

 

Yang-Ti, ultimo imperatore della dinastia Sui, passerà alla storia come "il Brumoso" (per una spessa coltre di nebbia comparsa durante i primi giorni di regno sul Sud-Est della Cina considerata di pessimo auspicio).
Dopo aver preso il potere trasferisce la capitale da Ch'ang-an a Lo yang in una delle regioni più ricche di cereali. Contemporaneamente per garantire l'approvvigionamento della capitale dei prodotti del Sud inizia la realizzazione di una via d'acqua che colleghi il Fiume Giallo, a nord, allo Yang tze kiang. Un'opera gigantesca, (non si smentiscono mai i cinesi!) in certi punti paragonabile a quella della Grande Muraglia dove lavorano tre milioni e seicentomila persone sorvegliate da cinquantamila soldati. Dopo i successi militari si dedicò ai piaceri della carne. Sposò una regina madre, due regine vicarie e sei consorti reali, e le damigelle di corte erano settantadue. Nel suo harem c'erano inoltre 3.000 cortigiane provenienti da ogni angolo della Cina, incluse le due ultime concubine del padre.

 


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