Giovanna Mavilia - Bici
Caro benzina
stipendio sempre uguale
prendo la bici.
Giovanna Mavilia - Bici
Caro benzina
stipendio sempre uguale
prendo la bici.

Pablo Picasso - Due donne
La GENERALIZZAZIONE è un "procedimento con il quale elementi o parti del modello di una persona vengono staccati dalla loro esperienza originaria e giungono a rappresentare l'intera categoria di cui l'esperienza è un esempio" (Bandler & Grinder La struttura della magia).
Non sopporto i discorsi generalistici.
Odio le classificazioni. Non reggo la lettura di articoli e post che parlano dei pregi e difetti della "categoria" delle donne facendone
"tutta d'erba un fascio". Ovvero raggrppare secondo stereotipi una popolazione o categoria di individui. "Uno stereotipo è una generalizzazione sui gruppi spesso ingiustificata benché dotata di una sua base culturale "(Moghaddam, 1998).
Trovo questo patetico. (scrivo donne perché appartengo geneticamente al sesso femminile. Scriverei uomo se lo fossi).
Decostruziono queste asserzioni perché le categorie che ci definiscono sono una finzione.
Sono una e sottolineo una donna. Sono un soggetto autonomo, capace di elaborare sistemi di significato miei. Ho una mia personalità, una mia consapevolezza. Posso anche somigliare a qualcuno (non glielo auguro!) – Ho i mie pregi e mie difetti. Ho un
mio DNA univoco. Nessuno altro lo avrà mai. Ho le cellule neuroniche “taylor made”, create su misura per me. Appartengono solo a me.
Riassumendo sono io e basta.
Quindi non accetterò mai di essere “ghettizzata” impacchettata e catalogata in quegli aforismi o scritti che recitano generalizzanti caratteristiche femminee.
Sono una in una multitudine. Unica tra la folla. Non voglio rappresentare nessuna categoria. Non sono "un modello". Sono il modello di me stessa.. Non voglio cadere nella rete dell’ “euristica del giudizio”(*), di chi risparmia energie per non ragionare. Non concedo sconti. Sono solo io. Sono solo io. E meno male!
Ogni generalizzazione è pericolosa.
Compresa questa.
Alexandre Dumas figlio.
(*)"Procedure per semplificare le ricerche
chiama euristica del giudizio. Il nostro cervello è sommerso ogni giorno da una marea di situazioni nuove che deve valutare... nella preistoria poteva essere un animale mai visto che doveva essere catalogato velocemente... siccome per giudicare ci si basa sulle esperienze passate, prevale l'esperienza con maggior impatto emotivo. Così il processo di ragionamento (costoso a livello di tempo ed energia) può essere risparmiato. Gli psicologi sociali dicono che in genere questo processo istintivo tende a diminuire con il grado di scolarizzazione". Dicono..... poi è tutto da vedere
Roma di Notte - P.zza Campo dei Fiori
Lascia che sia la sera a prenderci
Tra luci di negozi, vicoli
Osterie e calici di vino
Lascia che sia la sera a prenderci
Tra abbracci, sorrisi e baci
Nella bellezza indiscussa di questa città
Lascia che sia la sera che possa e ancora
Parlare di noi confusi tra la folla tra gli altri.
Lascia che sia…Lascia che sia.
Al mio Gentiluono d'oltreoceano.
Nato tra questi vicoli.


Un'orchidea non perde la sua fragranza solo perche' nessuno la odora, una barca non affonda solo perche' nessuno vi sale sopra ed una persona esemplare non smette di praticare
Lao-Tzu

Cerniera tra oriente ed occidente, Città carica di storia, brulicante di gente Le voci, le luci, i colori, gli angoli, i conflitti di una metropoli cosmopolita ancorata alla tradizione e tentata dalla modernità, che si dibatte tra tolleranza e fondamentalismo, nazionalismo e spirito europeo, repressione e democrazia
E questa Istanbul .
La città dai mille minareti scolpiti nel cielo, dei traghetti un po’ retrò in continuo movimento sul Bosforo.
Le cupole delle moschee, l’odore dl kebab che si mescola con quello forte delle spezie e quello profumato del pane appena sfornato. La sola città al mondo ad essere costruita su due continenti, emege dalle acque del Corno d'Oro e del Bosforo in un indimenticabile orizzonte di cupole, minareti ed edifici
Vedo per la seconda Istanbul con i miei occhi. La vedo a colori. Ma dopo aver letto Pamuk, i colori svaniscono. Provo a guardarla come la vede lui. In bianco e nero.
Ed allora la città, le moschee, le case di legno di Sulthanamet, la
parte che amo di più di questa città sincretica, trasformate in piccoli alberghi di “categoria speciale” li vedo con gli occhi di questo scrittore.
Non è facile “tagliare” i colori delle città d’oriente. Sono i colori e gli odori che fanno questi luoghi particolari.
La Moschea Blu sfuma in grigio, Santa Sofia da rossa si incupisce. Andiamo al Corno d’Oro. Ci sono davvero le case fatiscenti una sopra all’altra illustrate con parole ed immagini nel libro.
E’ vero. Istanbul è malinconica. Ancora indecisa tra il progresso ed il mantenimento delle proprie tradizioni.
Ripassiamo sul ponte di Galata. Non voglio andare a Taksim Square. Non voglio vedere i negozi delle grandi brand affollati di giovani sempre più proiettati verso l’occidente.
Istanbul è quella del venditore ambulante di pane, della via vicino ad un grande albergo dove tutti si conoscono, delle minuscole terrazze sui tetti degli alberghi turistici con vista mozzafiato sulla Moschea Blu.
Istanbul è quella dell’ambulante di mele verdi freschissime che con maestria ti sbuccia il frutto con una attrezzo speciale e rigorosamente arrugginito e te le porge sfoderando un sorriso vuoto, senza denti.
Mi giro e mi accorgo che anche la mia guida che prima indossava una
la coste celeste vivissimo, ha un’espressione triste. La maglietta cangia. Diventa scura ed il viso di Erdal , mio accompagnatore per la seconda volta, subisce un morphing. Diventa dello stesso colore della sua barba, in contrasto con il suo candido sorriso.
Ma non mi arrendo alla malinconia.
Salgo a bordo con il vassoio delle “Turkish deligths “ dolcini tipici turchi che con un solo morso ti fanno venire il dabete Sono il dono di buon viaggio , di Erdal che si è autonominato nel frattempo “mio cugino”. Raggiungo il ponte più alto.
Mi siedo e mi guardo uno spettacolo incredibile. Il tramonto su Istanbul. Mi accompagna in questo momento la preghiera che sento in lontananza del moetzin.
Questa è la mia Istanbul.
Tristezza e felicità. Il suono della sirena e la nave va.

Tutte le foto sono di Milla Parker.