giugno 29 2008

Lucciole 

 
Le ho sognate. Ho sognato le lucciole.
Piccole luci vaganti punteggiano l'oscurità della notte, le lucciole.   Compaiono raramente  nei  miei sogni, ma quando il tremulo battito intermittente mi ha fatto visita,  mi sono lasciata facilmente catturare dal fascino di questa immagine legata  alle lunghe sere estive, all'aria tiepida, a luoghi non  appiattiti dalla fredda illuminazione artificiale, alla natura  incontaminata ed all'infanzia. luc1Alla filastrocca che cantavamo in montagna, al mare ed anche in città. "Lucciola lucciola vien da me, ti darò il pan del re, pan del re e della regina lucciola lucciola vieni vicina". Pper  ogni bambino le lucciole sono meraviglia, stupore di fronte al prodigio di una luce volante, desiderio di capire, di possedere  la magia di quel pulsare; e sono corse e rincorse, mani tese nel buio, palmi raccolti a contenere e a godere quel miracolo, quella magia della notte.
Dicono che nei sogni le lucciole sono spesso associate a questo aspetto di meraviglia, di bellezza e di illuminazione  simbolica di qualche aspetto della realtà. Vedere  lucciole nei sogni fa presagire  contenuti che emergono dalle profondità dell'inconscio, nuovi aspetti della personalità del sognatore che si adeguano alla realtà diurna. In generale  le lucciole che  compaiono nei sogni vanno collegate a a qualche rivelazione importante o alla soluzione di qualche problema che può apparire  alla persona come "una luce nel buio".
Ricordi di lucciole allegre magiche improvvisi movimenti di luce luminosa che pulsa tra un filo d’erba e un cespuglio  parole che dipingono sorrisi, paroleappiccicateallelabbra parole che si sciolgono in una tavolozza di colori parole di fiducia e leggerezza.
Eccole. Sono luce della primavera che ballano  che ti fanno sentire ilfata lucciola profumo della natura durante la notte Non solo ballano ma si rinconrono tra loro  si nascondano e poi riappaiano
Come leggere stelile nel cielo dell'estate .
Mi sveglio incantata ancora dalla magica visione di questa rara bellezza.  Ma non era un sogno. Erano li davanti a me. In una notte di inizio d’estate.  Una  più temeraria si è staccata dal piccolo sciame e mi si è avvicinata. Stupidamente ho cercato di catturare la sua immagine. Stupidamente l’ho impaurita e se ne è andata.  Miracolosamente era di nuovo vicino a me.
Non c’era tempo, non c’erano gli anni felici passati a rincorrerle. C’ero solo io. C’erano le lucciole ad illuminarmi la notte.

Celine Dionne-A Grave for a Fireflyer  (Hotrau no haka)


 
Céline Marie Claudette Dion (Charlemagne , Quebec, 30 marzo 1968) è una cantante canadese. Francofona di nascita, la sua produzione è indifferentemente in lingua francese e inglese (più qualche eccezione in spagnolo, tedesco, giapponese, napoletano e italiano).Nel 2007 la Sony ha dichiarato che i dischi venduti dalla Dion con quest'etichetta hanno superato i 200 milioni (più di 230 milioni contando anche i singoli), Céline è perciò tra le artiste femminili di maggior successo. La sua voce è una delle più potenti e al contempo acute del panorama canoro mondiale. Ha vinto moltissimi premi fra cui 2 Oscar, 3 Golden Globe, 6 Grammy Awards, 11 World Music Awards, 7 Billboard Music Awards, 21 Juno Awards e 38 Félix Awards.Nata ultima di quattordici fratelli, deve il suo nome a una canzone di Hughes Aufray, che la madre cantava mentre era incinta.Cominicia a cantare da piccolissima. La sua prima apparizione in pubblico è datata 18/08/1973, al matrimonio del fratello in cui canta Du fils, des aiguilles et du coton e Mamy blue. Le sue prime esibizioni avvengono nel locale dei suoi genitori Le vieux barile; alcuni sui fratelli avevano già costituito il gruppo A. Dion et son ensamble ed altri i D si D, mentre il fratello Michel aveva messo insieme gli Show.Il vero inizio di Céline come cantante avviene nel 1981 quando i fratelli insieme alla madre compongono una canzone intitolata Ce n'était qu'un rêve. Dopo aver inciso questo brano su un demo-tape, la madre decise di mandare questo nastro al manager più importante in quel periodo in Quebec, René Angelil, che volle incontrare questa ragazzina dalla grande voce. Al sublime canto di questa fanciulla René si sciolse in lacrime, Céline guardò la mamma pensando "Ce l’abbiamo fatta!". Fu proprio così: René affidò la voce di Céline ad Eddie Marney (autore di brani per Edith Piaf, Barbra Streisand) che per Céline scrisse La Voix Du Bon Dieu.René Angelil, diventato manager assoluto di Céline Dion, ipotecò la propria casa per finanziare e pubblicare nel 1981 il primo album.Nel 1982 dopo il successo di "Ce n'était qu' un rêve", che la fece apparire per la prima volta in uno show canadese di grossa fama, e un album di canti natalizi, esce il suo terzo album Tellement J'ai D'Amour Pour Toi. Con il brano omonimo, Céline trionfò al World Popular Music Festival di Tokyo, ricevendo il primo premio, la medaglia d’oro. Nel 1983 partecipa a Champs Elysée, la più famosa trasmissione musicale francese.Il successo di Céline cresceva sempre più: ormai tutto il Canada parla di lei. Nel 1984 si esibisce per la prima volta all'Olympia di Parigi, con una piccola partecipazione in uno show umoristico. Studia il tedesco all'École Berlitz, per un lancio in Germania che non ha molto successo e, ormai adolescente, flirta con un certo Sylvain. Nello stesso anno canta Une colombe davanti a Giovanni Paolo II in visita in Canada. Iniziano i suoi primi veri tour che la portano in moltissimi paesi del Canada, il che porta a realizzare l'album live Céline Dion en concert dove si cimenta anche in cover inglesi come What a feeling e Somewhere over the rainbow e cover di brani di Felix Leclerc e Michel Legrand, oltre che in un brano della Boheme di Bizet. Partecipa anche alla colonna sonora in francese e in inglese del film per ragazzi Operation beurre de pinottes (= operazione burro di arachidi).Dopo aver visto in tv un esibizione di Michael Jackson, Céline dice a René di voler diventare una star internazionale come Jackson, così Angélil pensò che fosse ora di cambiare immagine, look e genere musicale; nel frattempo manda Céline all'École Berlitz per studiare l'inglese.Nel 1997 esce l'album Let's talk about love, che contiene, oltre a numerose collaborazioni con Luciano Pavarotti, Bee Gees, Barbra Streisand. Sono tutti brani originali scritti per lei da artisti diversi, da Bryan Adams (Let's talk about love) a Carole King (The reason), ai Bee Gees (Immortality) con due sole cover: I hate you then I love you (Grande Grande grande) di Mina e When I need you di Leo Sayer. Ma sopratutto l'album è ricordato per la canzone My Heart Will Go On tratta dal film Titanic. La canzone vince l'Oscar nel 1998 e le dà un successo mondiale mai visto nella storia della musica; è un inno all'amore che sarà per sempre legato al nome di Céline. L'album vende più di 35 milioni di copie.Nello stesso anno Céline duetta con Pavarotti al Pavarotti & Friends di Modena, è ospite al Festival di Sanremo e partecipa a Divas Live, l'evento organizzato dalla casa discografica VH1 in cui duetta con Aretha Franklin, Mariah Carey, Gloria Estefan, Shania Twain e Carole King. Incide anche il secondo album scritto da Goldman e Erick Benzi, S'il suffisait d'aimer ed esce la sua prima biografia autorizzata.L'anno seguente ha un'altra nomination agli Oscar per The prayer cantata in coppia con Andrea Bocelli, inclusa nell'album natalizio These are special times, album che vede anche il duetto con R Kelly, I'm your angel e persino una canzone scritta per la prima volta da Céline, Don't save it all for Christmas day.Durante il tour mondiale seguito a Let's talk about love e agli altri album, il marito e produttore di Céline, René, viene colpito dal cancro, Céline segue le sue cure con grande appressione; durante la tappa allo Stade de France, da cui viene tratto il live Au coeur du Stade, annuncia che René si è ripreso ed il marito appare in videoconferenza dalla Florida.Nel 1999 pubblica la sua prima raccolta All The Way...A Decade Of Song, che contiene 7 inediti, tra cui That's The Way It Is, Then You Look At Me, colonna sonora del film L'Uomo Bicentenario, e Live, traccia portante del musical di Riccardo Cocciante e Luc Plamondon, Notre Dame De Paris. L'album presenta anche un duetto virtuale con Frank Sinatra: All the way. Il lancio del disco è realizzato con un grande concerto cui partecipano anche gli ['N Sync]] e le Destiny's Child.Il 31 dicembre dello stesso anno, Céline dà il suo arrivederci alle scene con un grande concerto a Montreal chiamato La dernière de Céline, affiancata da molti amici come Bryan Adams, Garou e tanti altri e da tutta la sua famiglia. Molti personaggi famosi dichiarano ufficialmente di passare l'ultima notte del millennio guardando il concerto di Céline in tv, fra questi Mohammed Alì e il presidente degli Usa Bill Clinton. Céline conclude il millennio e questa prima straordinaria parte di carriera con la sua prima canzone, scritta da sua madre, Ce n'était qu'un reve.Inizia poi il suo tanto atteso anno sabbatico. Nel suo riposo Céline non canta più. Nel 2000 si risposa nuovamente con René, studia lo spagnolo, gioca a golf e taglia cortissimi i capelli. Per un periodo non riesce ad avere figli, ma poi nel 2001 darà alla luce il suo primo figlio René-Charles e si fa vedere in pubblico per la prima volta per il battesimo del figlio nel duomo di Montreal. La pausa sarà interrotta solo per eseguire God bless America, in memoria delle vittime dell'11 settembre 2001.


grave_fireflies

Una tomba per le lucciole (火垂るの墓, Hotaru no haka?) è un film d'animazione giapponese del 1988 tratto dall'omonimo romanzo semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka.

Sceneggiato e diretto da Isao Takahata, il co-fondatore meno noto di Hayao Miyazaki dello Studio Ghibli, presenta una visione straziante ed intensamente neorealista delle vicende personali di un ragazzo e una bambina indifesi nei confronti dell'orrore della guerra.

Il film venne presentato in contemporanea con Il mio vicino Totoro di Miyazaki. Per la crudezza delle sue immagini, Una tomba per le lucciole divenne un film molto controverso e poco pubblicizzato.

Le lucciole del titolo sono quasi l'unico squarcio di positività in una notte che non termina nemmeno con la fine della guerra.


 Trama 
L'orrore della guerra si abbatte sul giovane Seita che si vede costretto a scappare al rifugio antiaereo insieme al resto della popolazione del suo villaggio prendendosi in carico sua sorella Setsuko. Costretto a separarsi dalla madre (il padre è impegnato nella marina militare - morirà combattendo) fugge da casa senza quasi comprendere ciò che accade: è meravigliato all'inizio nel vedere che gli aerei non sganciano bombe ma spezzoni incendiari. Solo quando le case di legno intorno a lui iniziano a bruciare comprende appieno l'azione dei nemici.

Durante il suo pellegrinaggio per la città rasa al suolo si reca alla scuola dove ritrova la madre. Mentre la sorella viene presa in cura da una conoscente Seita fa visita alla mamma ma la trova largamente ustionata e coperta di bende. La vede quindi morire sotto i suoi occhi e quando esce dalla scuola non gli resta che raccontare una bugia alla piccola Setsuko che da quel giorno non chiederà altro che rivedere la madre. Ma con una scusa il giovane riesce a tenerla a bada e a nasconderle la verità.

Seita si dirige quindi verso la casa di una zia, in un villaggio vicino, e riceve una calda accoglienza. La donna sembra molto disponibile e offre loro un riparo e del cibo. Seita crede quindi di aver trovato un luogo in cui stare ma, presto, quando il cibo inizia a scarseggiare, la zia si dimostra molto dura nei suoi confronti e il ragazzo si sente costretto a lasciare l'abitazione.

I due si trasferiscono quindi in un rifugio nelle vicinanze di un lago e per un po' di tempo riescono a vivere grazie al riso che erano riusciti a comprare e ad altri prodotti che avevano lasciato nella loro vecchia casa. Ma ben presto il cibo finisce nuovamente e con i soldi rimasti il giovane non è più in grado di comprare viveri: la guerra ha portato al razionamento forzato delle provviste e nessuno può aiutarlo.

Iniziano così i tempi difficili e Seita è costretto ad allontanarsi dal rifugio per cercare il cibo arrivando a rubarlo ai contadini, che lo malmenano duramente, e a saccheggiare le case degli sfollati durante gli attacchi nemici. In questo tempo Seita assiste al veloce deperire della piccola Setsuko che ormai non ride e non gioca più come una volta, ma passa le giornate a dormire e lamentarsi. Quando Seita la porta dal dottore, questo gli confida che l'unica cosa di cui ha bisogno la piccola è il cibo, e non medicine.

Infine, un giorno, di ritorno dal solito pellegrinaggio in città, Seita scopre la sorella agonizzante nel proprio letto. La piccola è intenta a succhiare delle pietre invece che caramelle e chiede al fratello se vuole anche lui del riso, che si rivela in verità essere della terra. Il ragazzo non può far altro che tentare di nutrirla con del cocomero, ma ormai è tardi.

Così, quando la guerra termina e la vita lentamente ricomincia, Seita è costretto a cremare la sorella da solo e a dirle addio, circondato da centinaia di lucciole danzanti nell'aria. Stremato e avvilito, Seita si abbandona in un luogo pubblico della città e si lascia morire, nell'indifferenza dei presenti


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giugno 24 2008

sushi1 

 

E ieri sera, dopo aver aiutato una amica “collaterale” a traslocare,  dopo averci pensato già da qualche tempo, la mia amica di sempre ed io abbiamo deciso di concederci un sushi.
La moda del cibo orientale ormai sta attecchendo anche a Roma.  kaitenDopo l’invasione dei ristoranti cinesi, e che vorrei evitare per un pò, adesso spuntano ristoranti a carattere  nipponico ed addirittura Zen.
Dopo quello zen toccato e provato qualche settimana fa e trovato molto divertente con tanto di nastro trasportatore (Il kaiten)  ieri sera è toccato ad un noto take away, dal nome di un portafortuna giapponese, di uno dei quartieri più chic e modaioli di Roma.
Stavolta, visto che il primo tentativo è andato a vuoto in quanto i gestori alle 21 in punto ci hanno sbattuto la porta in faccia dicendo che avevano terminato tutto sashimi compreso, abbiamo prenotato.
Benissimo! Lascio la mia amica che scarica la macchina piena di scatoloni a casa dell’ ”amica collaterale” e prima che mi risbattano la porta in faccia mi precipito al negozio.
Era tutto pronto. Giracchio nel negozio in attesa del packaging  perchina curiosare un po’, anche se i mie 4 anni passati a Milano a Chinatow mi hanno abituato ad una visione oriental-meneghina  dei negozi  di alimentari.
Devo dire che è ben fornito.  Ha un po’ tutto, dai libri di cucina ai portabacchette in ceramica.
Gentilissimi, mi consegnano la busta a cui avevo fatto aggiungere la birra, ovviamente giapponese , la salsa di soia e quell’accidente di Wasabi che è meglio del “vics vaporub” quando uno ha il raffreddore.
wasabi_corbis1Vado a casa. Tiro fuori i miei piattini giapponesi. Stappo le birre. Arriva la mia amica.
Però devo dire che non mancava nulla nel vassoietto! Bustina con ginger affettato, bustina con salsa di soia, e una microbustina con un micron di wasabi a dispetto del mio tubetto verde. Addirittura per armonizzare di più il vassoietto ed inserirlo nel contesto di “natura” abbiamo trovato anche un tentativo di erba verde realizzata in plastica! Bhè, l’intenzione c’era! Meglio una spruzzatina di prezzemolo!
Abbiamo concluso il pasto con dei dolcini insapori e gommosi  sempre “japan style”  che però sono stati prontamente però  “affogati” in un gelato “italian style”.
L’eperienza sushi  (non la prima in quanto ho ancora impressa in bocca la decorazione fatta  a forma di petali di un piccantissimo ginger a San Francisco) non è stata malvagia. Il crollo della mia amica e miotempura_3 sul divano, non era dovuto ai 4 “nigiri”, anzi dopo il trip delle mie letture giapponesi "o-nigiri" , ma alla birra ed alla 200 puntata di  Lost.
P.s.: Nel folder del menù del noto take away scopriamo che c’è anche il tempura! Però.. potrebbe essere un’idea!

Comunque, anche con la mente aperta a tutte le esperienze etnico-culinarie, comprese le bancarelle dell’oriente (che strano! Quando ero bambina mi presi il paratifo in una località balneare a 80 km a nord di Roma. In Thailandia ed indonesia, Singapore incluso, sono uscita indenne! Immunizzata dal mare inquinato del litorale laziale? ), preferisco sempre di più la cucina nostrana.. Meglio un’orata della laguna di Orbetello  che un sushi al tonno crudo anche se quest’ultimo sarebbe comodo per misurarsi la temperatura in caso di febbre!

Sushi japanese commercial

E non solo o'Nigiri e Uramaki !

Sushi pillow commercial

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giugno 22 2008

luna3

 

Non è passione, è più dell’amicizia
“e’ quasi un matrimonio,
sei il mio punto di riferimento" mi dici!
Allora cos’è allora questo “sentimento”
 più grande dell’amore
che ci lega ancora di più?
Cosa ci porta a discutere di tutto dalla filosofia
Ai fatti di vita alle due di notte dopo un’inutile festa?
Non lo so come chiamarlo tutto questo.
So solo che mi piace. Ed anche a te.

Franco Battiato- Centro di gravità permanente.

 


 

« Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente »
 (Centro di gravità permanente, La voce del padrone 1981)

Franco Battiato (Jonia, oggi Riposto, 23 marzo 1945) è un cantautore, regista , pittore e scrittore italiano.

Personalità fra le più eclettiche ed originali del panorama artistico/musicale italiano. Ha attraversato molteplici stili musicali: gli inizi romantici, la musica sperimentale, l'avanguardia colta, l'opera lirica, la musica etnica, il rock progressivo e la musica leggera, attuando frequenti contaminazioni tra questi e con altri ancora fra generi musicali, riuscendo sempre a cogliere un grande successo di pubblico e di critica, avvalendosi sovente di collaboratori d'eccezione come il violinista Giusto Pio e il filosofo Manlio Sgalambro e costruendo una carriera artistica senza eguali che lo ha visto recentemente cimentarsi anche nella regia cinematografica. Non solo la musica, ma anche i testi di Battiato riflettono i suoi molteplici interessi, tra i quali l'esoterismo, la filosofia e la meditazione orientale.
 I primi singoli  [modifica]
Trasferitosi a Milano nel 1965, pubblica due singoli per la rivista di enigmistica Nuova Enigmistica Tascabile, che proponeva come allegati dischi di canzoni celebri interpretati da cantanti poco conosciuti, che oggi possiedono un valore collezionistico molto alto. In queste due occasioni, l'artista appare col nome occasionale di Francesco Battiato.

Il primo, che reca in copertina la foto di Battiato, contiene un brano presentato al Festival di Sanremo 1965 da Beppe Cardile e Anita Harris, L'amore è partito. Il secondo contiene invece una canzone già portata al successo da Alain Barrière: ...e più ti amo, tradotta in italiano da Gino Paoli.


 La canzone di protesta  [modifica]
Con Gregorio Alicata suo compaesano, già pianista di Edoardo Vianello ed autore di un certo successo (suo il brano Tremarella, hit degli anni '60) forma un duo, "Gli Ambulanti", con un repertorio di canzoni di protesta: si esibiscono davanti alle scuole all'uscita degli studenti, suscitando molta curiosità, ed è proprio in questa fase che vengono notati da Giorgio Gaber (1967), che li presenta alla casa discografica Dischi Ricordi, il disco però viene bocciato dalla Dischi Ricordi dopo un provino in sala d'incisione. A questo punto il duo si scioglie e Battiato decide di continuare da solo.

È proprio Giorgio Gaber che gli procura un contratto con la Jolly, inserendosi nel filone di "protesta" che in quel momento andava molto di moda. I primi singoli che incide ufficialmente furono "La torre" a cui fa seguito "Il mondo va così" e "Triste come me". Ha anche un'esperienza come attore teatrale, recitando in un ruolo di contorno insieme a nomi del calibro di Tino Carraro ed Elsa Merlini, in Molto rumore per nulla di William Shakespeare. Collabora inoltre con Gaber scrivendo la famosa ...e allora dai!, presentata al Festival di Sanremo del 1967 e Gulp Gulp, sigla della trasmissione televisiva Diamoci del tu.


 Il periodo romantico  [modifica]
Nel 1968 cambia casa discografica, passa alla Philips e abbandona anche il genere di protesta per incidere dischi romantici più immediati e di facile consumo, con la collaborazione del chitarrista Giorgio Logiri (alcune canzoni scritte dai due vengono incise da altri artisti della stessa casa discografica, come ad esempio A lume di candela, cantata da Daniela Ghibli). Registra due brani che la casa discografica pubblicherà soltanto nel 1971 (Vento caldo e Marciapiede) e ottiene un discreto successo con È l'amore, nel quale l'arrangiamento classicheggiante al pianoforte e una voce accorata lascia già intravedere quello che sarà il Battiato futuro. Nel 1969 partecipa con ottimi risultati al Disco per l'estate con il brano Bella ragazza (insieme a lui c'era anche un'altra cantante destinata poi alla celebrità, Fiorella Mannoia).


 Esperimenti d'avanguardia  [modifica]
Il nome di Battiato appare nel 1972 in un LP di jazz rock progressivo opera del gruppo Osage Tribe ed intitolato Arrow Head. Degli Osage Tribe si ricorda anche il 45 giri, Un falco nel cielo, la cui copertina (raffigurante una testa di bambola con la bocca sanguinante) divenne molto famosa.

Inoltre collabora al disco Area di servizio, inciso da Riccardo Pirolli usando lo pseudonimo "Genco Puro & CO": in questo disco Battiato canta in tre canzoni: "Giorno d'estate", "Nebbia" e "Biscotti e the". Fondamentale la partecipazione al disco di Juri Camisasca La finestra dentro elemento poco conosciuto della musica d'avanguardia di quegli anni.


 Musica sperimentale e avanguardia colta  [modifica]
Dal 1971 si dedicò alla musica sperimentale con ampio uso di elettronica con una serie di album leggendari per l'etichetta Bla Bla. Il primo di questi fu Fetus (1972, con un'altra famosa copertina, all'epoca censurata), che vendette circa 7000 copie [1], mentre il successivo, Pollution (1972), ebbe un discreto successo entrando anche in classifica e risultando il 59° album più venduto dell'anno.[2]

I seguenti furono Sulle corde di Aries (1973), Clic (1974) e M.elle le Gladiator (1975). Un brano di questo primo periodo, Propriedad prohibida (1974) viene utilizzato ancora oggi come sigla del programma Tg2 Dossier.

Nel 1976 con la chiusura della Bla Bla passò alla Dischi Ricordi che aveva curato la distribuzione delle ultime produzioni dell'etichetta, e si dedicò all'avanguardia colta con tre album pochissimo venduti ma apprezzati dalla critica: Battiato (1977), Juke Box (1978) e L'Egitto prima delle sabbie (1979). Con L'Egitto prima delle Sabbie, esperimento con un solo accordo ripetuto al pianoforte, si aggiudica nel 1979 il Premio Stockhausen di musica contemporanea. In questo periodo iniziò la collaborazione con Giusto Pio, insieme al quale assume la direzione musicale di alcuni spettacoli di Giorgio Gaber, tra i quali Polli d'allevamento.


 Il grande successo  [modifica]
Il ritorno alla canzone avviene nel 1978 con un 45 giri pubblicato usando lo pseudonimo Astra: i due brani, scritti con Pio (ma Battiato utilizzerà lo pseudonimo "Albert Kui"), si intitolano Adieu e San Marco (entrambi con un testo in francese); l'anno dopo Battiato utilizzerà la stessa musica di Adieu per Canterai se canterò incisa da Catherine Spaak (come retro di "Pasticcio"), e nel 1989 per la canzone Una storia inventata (contenuta nel disco Svegliando l'amante che dorme di Milva).
Il giovane seduto con in braccio una custodia di violino nella copertina del disco è Stefano, il figlio di Giusto Pio.

Con il passaggio alla EMI Italiana nel 1979 continuò il ritorno alla canzone, con echi orientali e senza mai cedere al gusto imperante. Il primo album veramente pop dell'artista catanese è L'era del cinghiale bianco (1979), che però non entrò mai in classifica. L'anno seguente Battiato pubblicò Patriots (1980), che ottenne un discreto successo. Nel 1981 il catanese, con l'album La voce del padrone riuscì ad arrivare in vetta alle classifiche e il suo risultò, oltre che il disco più venduto dell'anno, il primo 33 giri italiano a superare il milione di copie vendute. Risultati simili all'album precedente vennero confermati da L'arca di Noè (1982), che risultò ancora una volta l'album italiano più venduto, preceduto solamente da Thriller di Michael Jackson. Discreto successo ottenne anche l'album successivo Orizzonti perduti (1983), seppur nettamente inferiore ai precedenti. Nel 1984 il cantante catanese cantò anche all'Eurofestival in coppia con Alice la canzone I treni di Tozeur, giungendo al quinto posto. Canzone che poi venne inclusa nell'album Mondi Lontanissimi del 1985, che raggiunse buoni risultati di vendita. Battiato tornò poi alla pubblicazione di un disco nel 1988 con Fisiognomica (1988), che vendette oltre 300.000 copie, divenendo uno dei maggiori successi dell'anno. Il successivo Giubbe rosse (1989) fu il suo primo album live, seguito poi da Come un cammello in una grondaia (1991), Caffè de la Paix (1993). L'ombrello e la macchina da cucire (1995), fu l'ultimo album per la EMI, realizzato su testi del filosofo Manlio Sgalambro, che diventò in seguito suo stretto collaboratore.

Parecchi suoi brani sono entrati a pieno diritto nella storia della musica, non solo italiana: basta citare L'era del cinghiale bianco, Il re del mondo, Up patriots to arms, Prospettiva Nevskji, Bandiera bianca, Centro di gravità permanente, Cuccurucucu, Radio Varsavia, Voglio vederti danzare, I treni di Tozeur (con il quale nel 1984 si classifica al quinto posto dell'Eurofestival in coppia con Alice), La stagione dell'amore, La Cura e tanti altri, compreso il celebre Povera patria, una durissima requisitoria contro il potere politico e il potere in generale. Nella sua musica si avverte una profonda e costante ricerca di spiritualità: da citare su tutti E ti vengo a cercare, L'oceano di silenzio e L'ombra della luce.


 Le collaborazioni  [modifica]
Determinante è il suo contributo al lancio di Alice, che vince il Festival di Sanremo nel 1981 con Per Elisa (scritta con la stessa e Giusto Pio) e per la quale firma numerosi altri successi, a partire da Il vento caldo dell'estate (1980), Messaggio (1982), Chan-son egocentrique (1983), I treni di Tozeur (1984), collaborando agli arrangiamenti di ben due album (Capo Nord e Alice tra l'80 e l'81). Nel 1985 la cantante forlivese dedica alle canzoni di Battiato un altro album di successo, dal titolo Gioielli rubati in cui è contenuta una famosa versione di Prospettiva Nevskji. Nel 2002 torneranno a duettare insieme nel brano Come un sigillo, unico inedito dell'album di cover Fleurs 3.

Con Giuni Russo, cantante lirica e leggera di eccellenti qualità vocali, ottiene un grande successo estivo con Un'estate al mare (1982). Il momento più importante della collaborazione con questa artista è comunque la realizzazione dell'album Energie (1981), lampante esempio dei fermenti innovativi dei primi anni ottanta. Con Giuni collabora fino alla prematura scomparsa dell'artista, firmando l'arrangiamento del suo testamento musicale, la canzone Morirò d'amore con la quale partecipa al Festival di Sanremo nel 2003.

Non è poi da trascurare la decisiva collaborazione agli arrangiamenti di Giusto Pio, già violinista nell'orchestra della Rai, che realizza in proprio alcuni album strumentali prodotti da Battiato, cogliendo un buon successo con Legione straniera (1982). Con la versatile Milva realizza due album di grande fascino: Milva e dintorni (1982) e Svegliando l'amante che dorme (1989), conosciuto anche con il titolo Una storia inventata. Altri artisti che hanno interpretato canzoni di Franco Battiato sotto la sue diretta supervisione sono stati Juri Camisasca, Sibilla (partecipazione al Festival di Sanremo nel 1983 con Oppio), Farida e Ombretta Colli. Come arrangiatore ha lavorato con Giorgio Gaber per Polli d'allevamento e con Eugenio Finardi.

Nel 1996 Franco Battiato canta insieme al gruppo CSI (ex CCCP Fedeli alla linea) nell'album Linea Gotica, un suo successo E ti vengo a cercare, un arrangiamento cupo, ma che non perde il messaggio originale dell'autore.

Nel 1998 propone a Ginevra Di Marco (ex dei PGR nonché CSI) di collaborare ad un album storico, Gommalacca, cantando la canzone Vite parallele (che Battiato presenterà anche a Sanremo '99). Canterà sempre con Ginevra Di Marco La stagione dell'amore incentrata sul rimpianto e sulle occasioni perdute. In quest' ultimo collaborerà anche con il cantante-bassista dei Bluvertigo, Morgan. Appare inoltre con lo stesso gruppo nel 2001, nel video "L' assenzio".

Nel 2000 collabora all'album L'infinitamente piccolo di Angelo Branduardi con il brano "Il sultano di Babilonia e la prostituta".

Un'altra collaborazione è stata quella con il gruppo pugliese Folkabbestia nell'album 25-60-38. Breve saggio sulla canzone italiana del 2006, dove reinterpreta L'avvelenata di Francesco Guccini, in un risultato a metà fra combat folk e lo stile d'avanguardia di Battiato.

Collabora nuovamente con un ex-membro dei CCCP, Gianni Maroccolo, nel 2004 in Night and storms.

Nel 2006 presta la propria voce, pesantemente filtrata e resa quasi spettrale, per il brano Sento che sta per succedermi qualcosa, contenuto nell'album Toilette memoria di Moltheni.

Il 22 giugno 2007 esce l'album di Ivan Segreto a cui Franco Battiato collabora duettando nel pezzo Ampia.

 


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giugno 20 2008

 

FA0246~Vestito-da-sera-con-increspature-Posters

tacchi a spillo
party elegantissimo
male ai piedi!

Sabrina  - Diretto da Billy Wilder


Billy Wilder (Sucha Beskidzka, 22 giugno 1906 – Los Angeles, 27 marzo 2002) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense di origine austriaca.

Billy Wilder è considerato uno dei registi e sceneggiatori più prolifici ed eclettici nella storia del cinema ed è passato alla storia come il padre della commedia americana, ma è anche da annoverare fra i fondatori del genere noir. In circa 50 anni di carriera ha diretto oltre 30 film e scritto 75 sceneggiature.

Amore che redime (Mauvaise graine), co-regia di Alexander Esway (1934)
Frutto proibito (The Major and the Minor) (1942)
I cinque segreti del deserto (Five Graves to Cairo) (1943)
La fiamma del peccato (Double Indemnity) (1944)
Giorni perduti (The Lost Weekend) (1945)
Il valzer dell'imperatore (The Emperor Waltz) (1948)
Scandalo internazionale (A Foreign Affair) (1948)
Viale del tramonto (Sunset Boulevard) (1950)
L'asso nella manica (Ace in the Hole) (1951)
Stalag 17 - L'inferno dei vivi (Stalag 17) (1953)
Sabrina (Sabrina) (1954)
Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch) (1955)
L'aquila solitaria (The Spirit of St. Louis) (1957)
Arianna (Love in the Afternoon) (1957)
Testimone d'accusa (Witness for the Prosecution) (1957)
A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) (1959)
L'appartamento (The Apartment) (1960)
Uno, due, tre! (One, Two, Three) (1961)
Irma la dolce (Irma La Douce) (1963)
Baciami, stupido (Kiss Me, Stupid) (1964)
Non per soldi... ma per denaro (The Fortune Cookie) (1966)
Vita privata di Sherlock Holmes (The Private Life of Sherlock Holmes) (1970)
Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (Avanti!) (1972)
Prima pagina (The Front Page) (1974)
Fedora (Fedora) (1978)
Buddy Buddy (Buddy Buddy) (1981)

Nominato al Premio Oscar 21 volte in diverse categorie, ottiene il riconoscimento in sei occasioni:

1946, Oscar al miglior regista per Giorni perduti (The Lost Weekend), migliore sceneggiatura originale.
1951, migliore sceneggiatura originale per Viale del tramonto (Sunset. Blvd.)
1961, miglior regista per L'appartamento (The Apartment), migliore fotografia, miglior sceneggiatura originale.

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giugno 16 2008

magnani

 

 

Dove andavano a fare la spesa le massaie degli anni 50/60???  I supermercati erano rari, le casalinghe non ancora abituare al carrello con il gettone ed a prendersi da sole le vari cibaria dallo scaffale.

E così quasi quotidianamente, per forza di cose, in quanto il surgelatore (ah! Che bello! Ah meno male!) non era stato ancora inventato, le signore si recavano al mercato armate di borsa della spesa (le sacchette di plastica ancora non erano state inventate!Eh si!…preistoria eh?)

I20060410111802_082_10-2-0-22l mio mercato rionale era costituito da bancarelle e da qualche “box”.

Che bello era andare a fare la spesa li quando la scuola finiva. Quelle belle mattinate di giugno, le prime ballerine, un paio di microscopici jeans e magliettine.. mano stretta a mamma o nonna (mi sarei dispersa facilmente.. non arrivavo mai ai livelli dei banchi , ma sempre sotto…a godermi la vista degli scarti di verdura!) Non mi annoiavo mai.  L’atmosfera era quasi contadina, genuina.

Contadini che arrivavano per vendere non solo uova fresche ma anche pulcini e paperi.

E papero fu. Si.. un papero nel giardino di casa. A Roma…Me loanatroccolo “incartarono” in un cartoccio di carta bianca …e mi regalarono anche un uovo freschissimo, bucato con lo spillo dal contadino. Salmonella??? Ma quando mai! Quel sapore di quell’uovo era straordinario. Quanto mi piaceva!

Adesso chi si azzarderebbe!

I venditori erano tutti “locali”.. Qualche accento “burino” (nda a Roma questo vuol dire cadenza  di una persona che abita fuori porta).. qualcuno portava le bufale (mozzarelle) dall’agro pontino, altri le verdure fresche dalla piana di Fondi (adesso uno dei più grandi mercati ortofrutticoli del centro italia).

Le bilance erano le famose  “bilance a stadera”. Lo scontrino fiscale non era stato ancora inventato.

Le verdure erano quelle stagionali. In inverno quelle invernali ed in antica_staderaestate quelle estive.

Adesso se chiedessi a mia nipote di 21 anni se le melanzane siano ortaggi stagionali o meno, sono sicura che i risponderebbe “ma stai scherzando?? Ci sono tutto l’anno!”

Mi fa pena, non solo lei, ma tutti i ragazzi della  sua generazione  e qualcuna anche antecedente alla loro…Ma che gli faranno studiare alle elementari?? Mi ricordo i dettati.. in autunno quello sulla, vendemmia , a giugno quello della mietitura, il tutto corredato da orribili disegno della sottoscritta tale da provocare l’urlo lacerante  della suora insegnante… insomma tutto anche corredato dai frutti che la terra ci dona stagionalmente.

Insomma la pasta te la vendevano  nella carta blu (il famoso bluspaghetti pantone barilla) e ti spezzavano gli spaghetti che erano interi ovvero si vedevano che erano stesi ad aspettare. Per non parlare poi dei formati…estinti nel corso degli anni…( faccio un appello! Salviamo i capellini dall’estinzione!)

E che dire dei venditori???

Ah che belli! Sempre abbronzati, mani forti, callose…non c’era concorrenza. Si passavano il caffè, le nazionali nel pacchetto celeste, si facevo gli scherzi.

Ti regalavano sempre qualche cosa…”tenga signò.. è pe’ la pupa! Me taroccosembra così pallida e sciupata Je faccia nà bella spremuta co sto’ tarocco!

Pallilda lo sono ancora…sciupata direi proprio di no..e la spremuta d’arancia non sono mai riuscita a digerirla!”

Però al mercato ci si andava anche per sentire le “voci popolari”, come si andava all’Ambra Jovinelli (noto teatro di avanspettacolo a Roma  che ha fatto da palestra a persone cometeatro-2 Sordi e Totò, la Magnani) non per lo spettacolo, ma per sentire le battute della platea.

Ed allora sentivi: “cerase!!! Cerase!!” od ancora “persiche! Persiche!”  o il famoso “Capate donne!”

La signora chic accompagnata dalla cameriera che domandava “scusi lo avete lo scalogno??

“ A signò qui c’avemo solo tanta jella”!

Od il signore in attesa di essere servito che parla con la sua vicina…carpisco la conversazione vista la vicinanza….

“Signora la capisco! Ma sa la iungla (leggere prorpio iungla) retributiva è così impelegata”

La mia verduraia di fiducia, donnona romana, viso tondo, un paio di tettone che avrebbero fatto impazzire Fellini, mi disse una volta “

Ah nine’ (vezzeggiativo romano generico per indicare una donna, una ragazza) me devo da ricoverà”

“Angela mi dispiace…Niente di grave spero! In quale ospedale vai???”

san camillo“ No gnente de che!  Fijetta bella! Ar Littorio!” 

“il Littorio??? Ma qual è?? Guarda siamo nel 1990! Il fascismo è caduto da un pezzo!”

e lei imperterrita

“Er littorio”…

ed io ancora…” Angela per mille balene, mi dici qual è?? Nun lo conoscooo”

“A ninè sei proprio una pupetta! Ma è er San Camillo”

I personaggi come Angela stanno scomparendo. Si sta globalizzando anche il mercato.

Si vedono più volti di altri colori, si vedono verdure  e spezie di altri paesi

C’è posto per tutti… Però le battute da “mercato” tipiche di uno spirito romano  alla “Rugantino” che sta sempre più sfumando, mi stanno già mancando.

 

Piazza Vittorio all'Esquilino

Sto appasseggià e ciò n'effetto strano
Quest'è 'n quartiere c'ha cammiato mano.
Strade, viuzze e vvicoletti
Cò scritte barbere suli muri e suli tetti.

Eppoi le facce che 'ncontri a camminà,
Nun zò pe' gnente come tant'anni fa.
Me
lo ricordo quer mercato da pischello,
Co' 'ntorno tutti portici, com'era bbello.


di Massimo Cestiè (Roma, 27/04/2001)

 

 

Enrico Montesano- La ballata di Rugantino di Armando Trovajoli.

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