luglio 20 2008

palloncini

 

Manca “Amore” e ho parafrasato il titolo di un film deliziosi con stanzaJack Lemmon.
Eh si! Strano! Entro in casa. Non sembra nemmeno la mia! Nulla in giro. Tutto a posto. Ma sarà mia questa casa?? Avrò sbagliato? Eh no è proprio il mio appartamento! Non può essere nemmeno un deja vu!
Entro nella mia stanza …nulla fuori posto…Sto sognando?? No pare di no! Mi assicurano che sia proprio la mia!
Ho comprato un solo paio di sandali questa estate! Oddio! Sonomarcos proprio io??? Eppure fino allo scorso inverno facevo concorrenza ad Imelda (ad esclusione del suo armadio..sigh!)…
Riesco a mettermi anche qualche lira..ah no scusate Euro da parte…Illuminazione sulla via Damasco??? Mai visti raggi di luce che mi accecassero in vita mia!Ma sono io??? Proprio io???
iphoneNon mi sono precipitata, come avrei fatto, a prendere sto’ cavolo di I-phone (sembra più il grido di uno a cui un asciugacapelli che ti cade su un piede che un telefono stratomultifotoemmepitrewebappleato).
Ho incominciato a a fare mio (udite! Udite) il detto: “Prima il dovere e poi il piacere”..Ma sono io?? Proprio io?
Ho stravolto le vacanze per senso filiale.. Eppure avrei detto fino allo scorso anno.. “o crociera o niente!” facendo la felicità delle varie compagnie di navigazione… (ma qualcheevoluzione_orizzontale mia antenata avrà avuto un love affair con Caboto?) Bho! Ma sono io?? Proprio io???
Ecco. Un’evoluzione caratteriale ed epocale a vasto raggio, ritardataria, (ma sono sempre in ritardo.. dalla crescita fisica a tutto il resto….vado a diesel!) sta avvenendo. Ma sono io?? Proprio io??
Insomma giro di boa (tanto per rimanere in tema nautico) intorno alla mezz’età (sembra il signore degli anelli… forse oltre astolfouna terra di mezzo ci sarà anche un’età di mezzo!)
Andrebbe tutto bene.. ma la mia lucida o nebbiosa follia?? Quella sempre elogiata da me e da un tale Erasmo, dov’è?? Ecco quella proprio non mi va di perderla! Me ne basterebbe solo una fialetta. Per favore! In caso di smarrimento qualcuno me la potrebbe riportare?? Senza non ci so vivere!
Astolfoooo! Non lo fare!
 
 

Non stette il duca a ricercare il tutto;

che là non era asceso a quello effetto.

Da lapostolo santo fu condotto

in un vallon fra due montagne istretto,

ove mirabilmente era ridutto

ciò che si perde o per nostro diffetto,

o per colpa di tempo o di Fortuna:

ciò che si perde qui, là si raguna.

Non pur di regni o di ricchezze parlo,

in che la ruota instabile lavora;

ma di quel chin poter di tor, di darlo

non ha Fortuna, intender voglio ancora.

Molta fama è là su, che, come tarlo,

il tempo al lungo andar qua giù divora:

là su infiniti prieghi e voti stanno

che da noi peccatori a Dio si fanno.

Le lacrime e i sospiri degli amanti,

linutil tempo che si perde a giuoco,

e lozio lungo duomini ignoranti,

vani disegni che non han mai loco,

i vani desidèr sono tanti,

che la più parte ingombran di quel loco:

ciò che in somma qua giù perdesti mai,

là su salendo ritrovar potrai.

(XXXIV, 70.75)


 

Oscar Peterson e Michel Lagrand- Watch what happens

(da notare l'espressione dell'autore che ascolta come Peterson inetrpreta il suo brano) 

 Qui trovate invece la cover  "sambata" dello stesso brano intepretato da Sergio Mendes ed i Brasil 66

 


 Michel Legrand  compositore francese. Dopo il diploma al Conservatoire di Parigi, diventa cantante, compositore e direttore di orchestre jazz e pop. La sua vita artistica è legata ad alcune figure chiave del cinema francese, come J.-L. Godard (La donna è donna, 1961; Questa è la mia vita, 1962) e J. Demy (Lola, donna di vita, 1961; Les parapluies de Cherbourg, 1964, nominato all’Oscar, Il caso Thomas Crown). Autore estremamente prolifico, si impone con successo a livello internazionale; gli anni ’70 e ’80 lo vedono impegnato anche sul fronte statunitense, dove vince l’Oscar per la colonna sonora di Quell’estate del ’42 (1971) di R. Mulligan e per la miglior canzone in Yentl (1983) di e con B. Streisand.

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giugno 12 2008

ernesto

Ernesto

 

Sentimento vivo, fresco, senza altro a pretendere.
Stessi punti di visti, stessi gusti.
Un abbraccio ed un bacio sulla guancia quando ti incontri
E quando è tempo di salutare. Niente di più.
Soluzioni da trovare. Consigli, scambi. Qualche battuta.
Un bicchiere di prosecco. Le bollicine servono.
Servono a mandare su i pensieri, gli sfoghi.
Le bollicine sono quel poco di oblio e quel lasciarsi andare.
Sono le confidenze in un pomerggio attardato di maggio.
Una domenica su un prato a parlare di cose scombiante,
La pace di un campagna quasi dimenticata in mezzo ai palazzi.
Una carezza ai cavalli. Una giovane amazzone che guardi con amore.
“Stammi vicino”. “Sono qui.”
Non lo lascio solo il mio amico. Il mio primo vero amic”o”.
Con la “o” finale.
 
Non camminare davanti a me,
potrei non seguirti;
non camminare dietro di me,
non saprei dove condurti;
cammina al mio fianco
e saremo sempre amici.
Anonimo cinese.
 
 
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giugno 8 2008
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Immagine elaborata da MillaParker

 

 

Un concetto unico per un espresso sempre perfetto.
E’ vero. Da quando ho aquistato una macchina per il caffè Nespresso, la mia cucina ed il rito della frugalissima colazione sono cambiati.
Espresso, parola esportata in tutto il mondo, sta per esprimere espressione del gusto, di colore, di aroma.
Ma espresso è stato anche il termine temporale con cui ho ridotto la “tempistica” della mia fantozziana colazione.
Dopo il dramma dell’uscita da sotto il comodo e caldo piumino, e dopo i blocchi di partenza alla cibattine infradito (odio le pantofole, odio le vestaglie), esco dalla mia camera da letto cablata, per il 3843039traguardo cucina. La trovo li, nera, con il suo beccuccio all’ingiù ed i suoi occhi spenti. Spingo il l’interruttore…e già la puplille lampeggiano di un verde smagliante!
Armadio, scelta vestiti, doccia, denti, strucco, nel senso di un make up rapidissimo, la voce un po’ glamour all’inizio fastidiosa, ma poi allegra ( e non mi prouncio sull’espressione milanese per esprimere il concetto di allegria in questo caso..)  di Luca Bianchini che mi racconta per radio se avrò una giornata più o meno “sfigata” , insomma dopo la liturgia ormani noiosa e sempre uguale dei prodromi pre-ufficio, la raggiungo.
Alzo la leva.. e inserisco la capsula. Colore viola. Non è il film di Spielberg. Ma è un viola allegro, un viola “Arpeggio”. Il mio caffè preferito. Dolce, forteè la miscela mediterranea per eccellenza con un carattere forte, un corpo intenso e una lunga e squisitaarpeggio persistenza in bocca. La sua schiuma spessa e cremosa è presente fino all'ultimo sorso. Forza: 9” . Così è scritto il sito della Nespresso.
La tazzina è della misura giusta. Un piccolo mug preso a Boston. Contiene più caffè della tazzina normale, ma non tanto. L’aroma si diffonde per tutta la cucina, mentre il colonnello  di “unomattina” recita le solite previsione del tempo. Oggi mi dice bene! Posso prendere la moto!
Il liquido denso con una bellissima schiuma beige (ci vado pazza!) sale nel mio personal mini mug bostoniano.Sfioro l’occhio destro della mia Nespresso. Spengo. La metto a risposo.
PavesiniPrendo i miei Pavesini (avrei preferito una calda Nastrina..ma la primavera pare sia arrivata ! E l’estate è alle porte!) da 9 Kl l’uno e senza latte , mi appoggio alla mia scrivania, e tuffo il biscotto dentro il caffè!
Gusto, bevo, mangio e sorseggio. Saluto il Colonnello che ha finito di sgranare il rosario delle previsione a medio termine, spengo la TV e metto la mia tazzina sotto l’acqua del lavandino.
Guardo il piano della cucina. Nessun fondo di caffè sparso. Niente barattoli o sacchetti in giro!
Ah! Meraviglia. Tutto stupendo!
Peccato che quando entro in cucina la mattina non ci trovi George Clooney, anche in pigiama, che mi auguri il buon giorno!
Nespresso.  What else?

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maggio 6 2008

ConverseImage4

 

Lo ammetto. Ci sono cascata anche questa volta. Ma come resistere??? Sono loro, coloratissime, alte, basse. Sono le mitiche Converse All Star. Per i più giovani, gli ex punk di qualche decina di anni fa  e dintorni rappresentano la trasgressione. La ribellione verso la società moderna.

Per me sono un tuffo nella mia infanzia.  Il marchio infatti è uno dei più antichi del settore (quest’anno ricorre il centenario della fondazione della fabbrica).  Anche ai miei tempi a scuola c’era la fatidica ora di “educazione fisica” e la tenuta d’ordinanza era d’obbligo. Ma che cosa indossavamo negli anni sessanta?? Ovvio. La apollo-70-oristano-anni-70_thumbnailclassica tutina di felpa blu tipo “olimpiadi di Roma” con gli elastici ai polsi ed alla caviglia, o per non far diventare le gambe viola dall’elastico stretto, si usava anche il cannolè ( ma cannolicchio deriva da cannolè o viceversa?). Sotto una magliettina bianca, tipo il dolcevita  del prof. Garattini, di uno strano tessuto..ovviamente sintetico.. . si chiamavano “argentine”. L’etimo credo che derivasse non tanto dal paese sudamericano, ma quanto dalle strane luci , vagamente elettriche, che facevano quando te le toglievi al buio. Una buona fonte di energia alternativa!

E le scarpe??? Cosa usavano i bambini non globalizzati ma al massimo provincializzati dell’epoca??

Allora le “snickers” non esistevano.. esitevano le “scarpe da ginnastica” . Bene. Ma dove acquistarli? I grandi gruppi di articoli sportivi tipo Declathon e Cisalfa , tanto per non fare nomi, non si erano ancora visti in giro. Oddio forse Cisalfa si! Per cui si ricorreva al piccolo negozio che si affacciava su una delle piazze del quartiere. Una bella insegna “Pirelli”. D’inverno nelle vetrine eranoCAH61RB8CAKB1O6BCADGC5U0CALFPSQ4CA51HEAOCAOTWRUSCAZ6COEWCA0AAJMKCATRKMRKCAEUEUZSCASNK07YCABB3PVACAULTE8BCA5W7YE8CAM3RP4JCA0T7RP4 esposti i classici stivali rossi, gialli e blu antipioggia per i bambini. Le solite mantelline in pandan ed il cappellino tipo marinaio di Brest (ed uno per adulti anni dopo lo acquistai proprio li). D’estate le maschere subacque tonde con il boccaglio incorporato, le famose pinne “rondine” ed i canotti appunto della Pirelli. Quelli battelli_5arancioni con le rifiniture blu. Quanti ne ho bucati!

Spedizione familiare multipla.  Entravi nel negozio. Dopo due minuti di permanenza non capivi più nulla. Ti girava la testa e dicevi più stupidaggini del solito. A ruota seguiva la tua amichetta che ti aveva accompagnato insieme alla sua mamma. (l’amichetta è sempre presente…anche nei miei acquisti di oggi. E’ sempre la stessa)

L’odore di gomma ti entrava nel naso e ti bucava il cervello. Peggio di qualche polvere bianca tanto di moda.

Eccole li.. file e file di scatole.. Superga (altro marchio mitico del made in Italy) e “Quelle arrivate dall’America” ..  Et voilà..il negoziante, ormai abituato alla pipinara di bambini urlanti , sfilava dalla scatola quelle scarpe di  gomma e tela.. alte (avremo detto “tipo polacchino”) con la stella al livello del malleolo (per i più alti…nov17_converse per me a livello pianta del piede) .E noi stesi per terra a far la lagna. “vogliamo quelle americane! Quelle con la stella”. Tre ore di misure.. il classico “tastamento” con il dito per sentire se l’alluce sbatteva in punta (il mio non sbatteva mai!  E mio padre che aveva la mania di comprarmi sempre un numero in più dicendo :”tanto cresce!”.. illuso!) Ed il giorno dopo a scuola tutina blu, argentina e la Converse.

I ritorni nella moda ci sono sempre stati. I Ray Ban sono riemersi, le Superga anche, la Vespa ha un nuovo look come la nuova 500, ma l’ispirazione è sempre la stessa. Mancanza di creatività o amore per il “vintage”? Tra un po’ rinadremo in giro con l’Eskimo e per le signora le grandi vesti tipo Rossella O’ Hara (comodissime per rent_a_scooter_ischia_vespa_et4_125andare in macchina ed ancora di più per girare in motorino) . In qualche modo saremo sempre vittime o no della moda.. (avete provato a cercare un maglione blu quando il blu non è di moda?? Non c’è nulla da fare! Questo ci impone , purtroppo, il mercato!)

Già avevo fiutato, da brava shoppinghista compulsiva, guardando qualche vetrina, che c’era un ritorno di queste scarpe. Ed ero già sull’onda dell’acquisto. Vado al mare. Passeggiata sul lungo porto… Era un “Conversarium” unico! Piedi coloratissimi per tutta la “croisette” nostrana. Basta! L”ora delle decisioni irrevocabili” (Lo so! E’ una frase che evoca, ma in questo caso  è solo presa in prestito linguisticamente…nessuna “nostalgia”) e’ giunta.  Per evitare il  traffico del lungo ponte anticipo il rientro. Scarico la macchina. Prendo la moto. Negozio. Non resisto. Due Paia! Nel delirio del ritorno del rosso (colore non indossato per anni dalla sottoscritta) ne prendo un paio. Purtroppo basse. Le altre, alte, blu.  Mi fanno il piede un po’ alla Scaramacai, ma  non ciconverse all star red canvas 45m side ripenso. Ormai il dado è tratto! Capperi sott’aceto! Ma costano un botto! Sono di tela e gomma, nemmeno rifinite bene…68 euro (i) le alte, 60 euro (i) le basse! Ma quando le compravamo da bambini al massimo costavano 5 mila lire! Ed erano già care! E poi americane de chè???!!! Sono “Made in China”. Però mi hanno dato la sacchettina di cotone per metterle dentro.

A questo punto mi domando sono affetta da rincitrullimento senile o da nostalgia infantile?

A voi l’ardua sentenza. Personalmente la miarisposta me la sono già data!

 

 
 
 
 
ConverseAllStar(1)

 untitled CASE HISTORY

Vi riporto qui di seguito la storia (strasintetizzata) di questa mitica azienda.

untitled1908 .nasce il marchio, fondato da Marquis M. Converse (imprenditore già ben introdotto nel settore calzaturiero)
untitled1917 . nascono le tanto amate Converse All Star, ovvero i primi modelli da basket che saranno sponsorizzati l'anno successivo dal ben noto Charles H. CHUCK TAYLOR , giocatore di basket che ha contribuito alla diffusione di queste scarpe in tutto il Nord America.

untitled1921 l'anno della svolta. Chuck Taylor entrò a far parte dell'azienda da lui sponsorizzata, nel giro di due anni riuscì non solo a proporre e far accettare delle modifiche alle All Star, di più! L'azienda lo "premio" aggiungendo il suo nome all'etichetta All Star... non a caso, un altro nomignolo di queste famose scarpe è, appunto, Chuck Taylor.

untitled Anni '50 le converse, originariamente prodotte in solo due varianti di colore (bianco e nero), vengono prodotte in numerosi altri colori: numerose squadre di basket avanzarono questa proposta che si rivelò un ulteriore passo in avanti per il marchio, ormai famoso e ben accetto da tutti... tant'è che molti BIG dell'epoca indossavano queste sneakers. Inoltre, le stesse diventarono il simbolo dei giovani dell'epoca e delle rivolte giovanili degli anni '60.

untitled Anni '70 . Anni neri. L'inizio del declino, causato dai pessimi manager al vertice dell'azienda e dalle loro decisioni del tutto fallimentari...

untitled Anni '90 . Nonostante la difficile situazione in cui versava l'azienda da una decina d'anni, le converse continuano ad essere scarpe amatissime e di moda tra i più giovani... in questi anni anche il nuovo genere di cantanti, i rapper, iniziano ad indossare queste scarpe, ancora simbolo di ribellione e libertà.

untitled 2003 . La Nike acquisisce l'azienda, mantenendo il marchio e la firma.
 
untitled 2008 Il nuovo BOOM! untitled
Ormai non si contano più i modelli proposti... ogni anno, almeno due volte all'anno, ne vengono proposti decine e decine, tra edizioni limitate e standard... tra l'altro, per i più esigenti, il sito offre la possibilità di crearsene un paio personalizzate!
Alcune novità sono le All Star celesti con onde glitterate, con farfalle e fiori ricamate, con il pizzo bianco e rosa che sostituisce la tela, rosse con vari pach a motivi floreali... ne sono tantissimi che non li ricordo nemmeno!




untitled NOTA DOLENTE...

Non so quanti sono a conoscenza della campagna umanitaria appoggiata e promossa dall'azienda.
In pratica ogni anno la Converse propone alcuni modelli product Red, caratterizzati da un bollino rosso e appunto motivi rossi. Circa il 5 - 15% del ricavato delle vendite vengono devolute ad un'associazione che da una decina di anni lotta contro l'AIDS, specialmente in paesi come l'Africa.
Fin qui tutto ok...
La cosa che mi stupisce, però, è che la stessa azienda produce tutto - dalle scatole, alle scarpe, passando per borse e portachiavi - in Cina. Paese che, come tutti sanno, non sa nemmeno cosa siano i diritti umani e dove lo sfruttamento della persona è promosso e non combattuto...
Non so voi, ma la vedo una contraddizione questa. Probabilmente l'appoggio alla lotta contro l'AIDS, altro non è che una iniziativa di marketing il cui fine è aumentare la percezione del marchio da parte dei consumatori, attratti e ben disposti nei confronti di aziende attive in ambito umanitario.

 

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maggio 4 2008

buio

Foto di Milla Parker

Buio fuori. Mi acceca la luce nelle stanze. Cammino ricordando, senza vedere. Annaffio le petuniamie petunie. Una maglietta stirata, un paio di jeans che sanno di bucato. Il mio caffè. Sette meno cinque. Il giorno si sta preparando. Non io.
Voglio rimanere qui , guardare dal mio divano la luce del faro all’imbrunire, il folle volo deifaro gabbiani, le luci del porto. Sentire l’odore del mare. Tutto è pronto. No. Voglio rimanere qui, guardare questo paesaggio. Scendo i cento gradini. Mi siedo al bar del porto. Un cocktail. Guardo il paese di notte. Fermo l’immagine. Mi faccio trascinare dalla lentezza dei miei pensieri.
Luce nella mia anima.
 porto di notte

   Tutte le foto sono di Milla Parker

 

 

MICHEL FUGAIN une belle histoire.

 

Michel Fugain (Grenoble12 maggio 1942) è un cantante e compositore francese.
Figlio di un medico combattente nella Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale, il giovane Michel, nonostante risultati poco brillanti alle scuole superiori, si iscrisse alla facoltà di Medicina per seguire le orme paterne ma a 21 anni lasciò l'Università per andare a Parigi e dedicarsi al cinema.
Stagista in alcuni cortometraggi, venne anche ingaggiato per partecipare alle riprese di alcuni film del cineasta Yves Robert. In quegli anni Fugain frequentava corsi di recitazione e non mostrava ancora alcun interesse per la musica.
Successivamente, a seguito di un’amicizia stretta con il cantante Michel Sardou, gli scrisse quattro canzoni per un’audizione; i risultati lo spinsero a dedicarsi alla composizione e in seguito avrebbe scritto canzoni anche per artisti come Hugues Aufray, Hervé Vilard, Dalida e, successivamente, per Marie Laforêt il cui produttore gli propose di registrare un disco.
Esordì nel 1966 con Un pas devant l'autre, LP con quattro canzoni; ma è solo con Je n’aurais pas le temps del 1967 che raggiunse notorietà, tanto che gli venne commissionata la composizione dell'inno ufficiale dei Giochi Olimpici Invernali nel 1968 che si sarebbero svolti a Grenoble.
Il 1969 è l'anno che lo vide esibirsi all'Olympia di Parigi, e prendersi la sua prima serie di “pause” nella sua carriera di cantante.
Il suo periodo migliore - per prolificità e successo di pubblico - fu dal 1972 al 1974 quando entrò a far parte del folto complesso musicale Big Bazar. Di quel periodo sono Une belle histoire (da noi conosciuta come Un’estate fa con il testo italiano di Franco Califano) e La fête.
L'artista francese è tuttora in attività.
 


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