Foto di MillaParker
Scrivo questo post a “freddo” sebbene abbia ancora in massima produzione gli “enzimi” per digerire (a mo’ di pitone.. non sopporto i serpenti ma rende) il macigno che domenica 5 maggio ha messo in onda Report. Argomento: l’edilizia a Roma. Che fosse un argomento scontante lo si capiva già, ma questa città, unica, rischia il collasso e maggior scempio. Ho la fortuna di abitare in un quartiere residenziale nella zona Nord della capitale. Un quartiere nato negli anni sessanta in pieno boom economico ed edilizio.
Eppure, io nata a due passi dalla cupola di San Pietro, ma anticlericale all’ennesima potenza, da piccola quando mi domandavano dove abitassi, dicevo un po’ sconsolata : “abito in periferia!” Dieci minuti al massimo di moto e sono in centro, Nel centro di Roma. Sono passati molti anni (e lo confesso circa 46 anni..e mo’ fatevi conti!..). Quello che definivo “quartiere periferico” è diventato semicentrale! Dietro tonnellate di metri cubi di cemento. Arrivano quasi, anzi senza quasi, in terra d’Etruria. Tra un po’ tra Roma Nord e Viterbo non ci sarà più confine!
E’ inutile che vi parli del traffico. Grazie ad una galleria che passa
sotto il colle (non uno dei sette e nemmeno l’ottavo!) qualcosa in più abbiamo ottenuto. Abbiamo anche un treno fortunatamente coperto ottenuto dopo che il comitato di quartiere aveva alzato le barricate come fecero i francesi a Porta Pia, poiché qualche progettista intelligente voleva far passare la ferrovia scoperta in mezzo ai palazzi.
Certo devo dire che la famosa “Teca” che ricopre l’Ara Pacis,quella specie di costruzione simile ad una pompa di benzina art decò di south beach (Miami), non è una bellezza. Anche perché che a dire il
vero “cozza” un po’ tra le chiese di San Rocco (facciata del Valadier) il retro di San Carlo al Corso (1600) ed alla fine quella di S. Girolamo (1588 circa) e il mausoleo di Augusto (ometto l’edificio del ventennio di Morpurgo, ma almeno ha un bel mosaico). Isomma la teca di Richard Meier credo che sia un granellino di sabbia, una goccia nel mare magnum della tragedia dell’edilizia romana.
Non è assolutamente facile mettere una “toppa” al vandalismo edilizio, all’onda anomale di calcestruzzo, ma credo che sia ancora possibile contenere i danni e pensare al futuro. Più “urbano”.
Più di un amico ha lasciato Roma, chi per la campagna, chi per un altra regione, chi addirittura per altri paesi, paesi civili come la Germania, il Portogallo, la Francia, dove per compensare alla storica mancanza della “carbonara”, dell’”amatriciana”, delle “puntarelle”,
hanno case che costano un quarto, linee metropolitane efficientissime, ospedali… e potrei continuare citando per ogni “gustosa” ricetta un “valido” servizio, servizio che realmente migliora la vita di un cittadino, assai di più di un piatto di pasta. (Le puntarelle ve le lascio..la carbonara no! Per mille merluzzi!)
Ho visto sorgere (oddio! mi sa di Blade Runner.. ma andremo a finire così) quartieri orribilmente cresciuti a ridosso dei ruderi archeologici. Zone dormitorio. Un esempio è il quartiere a sud di Roma dove hanno da poco trasferito l’ufficio dell’azienda per cui lavoro (Una fortuna! Abito a Roma nord e lavoro a Roma Sud!) 6 “torri” tagliate a metà.
Mezze adibite ad uffici e mezze ad abitazione, Squallore e disagio per la signora che ha la testata del letto dietro le nostre macchinette del caffè! Tutta la notte il rumore del motore del frigo.. morale.. hanno spostato tutto! A parte queste note folkloristiche, nel quartiere senza nome (come Giovanni senza terra!) i palazzi sono orribili. Addirittura uno ha una canna fumaria esterna di mattoni rossi. Sembra un tetro crematorio nazista! Cosa offre di svago questo quartiere? Una tavola calda (il famoso “unto”) ed un bar, un parrucchiere. Niente altro. Ma dico una posta, una banca.. dei servizi per uso civile. Librerie e posti simili sono un miraggio! Ma cosa fanno i ragazzi la sera in questo dormitorio???? Potete immaginarlo! E come questo di quartiere senza nome e senza servizi ce ne sono a centinaia. Case tutte uguali. Al massimo un centro commerciale. Odio i centri
commerciali. Non c’è giorno, non c’è notte. Solo luci ed corridoi anonimi. Ragazzine che girano e girano senza uno scopo con l’orrido hamburger del fast food e la coca cola.
Bisogna capire che un paese “povero” non necessita di centri commerciali sempre più grandi dove giovani dementi armati di indelebili pennerelli possano apporre la firma del loro inutile passaggio, capire che il patrimonio artistico di questa città richiama tanti di quei turisti che non si può permettere a categorie intere (tassisti, ristoratori, baristi…) di delinquere legalmente, capire che il futuro del mondo intero, e Roma è, o quantomeno era, Caput Mundi, sarà multietnico, multirazziale, come le grandi capitali europee e straniere.
No signori miei !Specchiamoci sugli esempi dei quartieri satelliti di Bercy -Tolbiac (Parigi) dove il comune è imprenditore di se stesso, dove l’edilizia popolare si divide con quella residenziale e quella degli uffici. I centri commerciali sono banditi. Si incrementa il bottegaio (quanto mi piace parlare con i bottegai! Ne hanno cose da raccontare!).
Roma, la mia città, è in mano ai palazzinari tipo Caltagirone (quello delle case tutte uguali), dei Toti, degli Scarpellini (un nome una garanzia) quelli che intervistati dicono: “me so fatto da solo. So’ venuto su da gnente!” Appunto! Si vede che non ha nemmeno un
briciolo di comprendonio per capire come andrebbe costruito un palazzo decente! Comprano terreni, chiedono il permesso per un tot di Metri cubi e poi con una legge chiamata “accordo di programma” donano pochi spiccioli al comune per costruire un tratto della metro c-d-e-f-g ( tra cent’anni!)in cambio dell’ampliamento della cubatura! Ed senza contare il finanziamento che elargiscono (legge odiosa) i partiti.. TUTTI! SENZA DISTINZIONE!
Roma collasserà tra breve. Non si circolerà più. Aumentano gli scooter, la grande massa motorizzata a due ruote che è già miracolata se torna illesa la sera casa (si impone un pellegrinaggio al Divino Amore in caso di ossa intere, sempre che non ci sia traffico!). L’agro romano non esiste più. La Roma degli acquarelli di Ettore
Roesler Franz sono ormai lontani. Il vecchio Porto di Ripetta ha fatto spazio agli argini mussoliniani (ma li è stato un obbligo…se passate per il centro potete vedere ogni tanto delle piccole lapidi sui muri della case Segnano l’altezza dell’acqua quando “er tevere straripava”)
Roma non è New York dove abbattono i grattacieli vecchi per costruirne dei nuovi. Noi che abbattiamo?? Il Colosseo, l’Arco di Costantino? La Domus Aurea?? Abbatteremo Castel Sant’Angelo per costruire ancora un sottopasso ? (un’idea fantastica delle passate gestioni. Non sto assolutamente scherzando) . Distruggeremo P.zza Navona per fare un parcheggio sotterraneo per i residenti?? (pare che sia di gran moda).
Aveva ragione l’Albertone Nazionale quando rispondeva a chi gli domandava « scusi Sordi, ma lei dove va in vancanza ? » e lui “ma come in vacanza??? Abito a Roma. Più vacanza de questa!!”
Ci passo per il centro, ci passo davanti alla splendida villa di Sordi.
Tutti i giorni. Le ruote della mia moto come i piedi dei turisti, calpestano “la storia”. L’alba sopra il circo Massimo con lo sfondo dei palazzi imperiali sul Palatino è superba. Irripetibile.
Un dipinto unico. Allora prendo a prestito questa frase e la dedico alla mia città “se un pittore te dovesse pitturà, butta tutti li pennelli e stà a guarda!) (Rugantino- Garinei-Giovannini musica di Trovajoli)
Roma nun fa mai la “stupida”. E’ la stupidità che uccide Roma.
* le foto dei palazzi "orendi" sono purtroppo reali. Le ho scattate oggi...
Enrico Rava-Renato Sellani- Roma nun fa la stupida stasera.
Enrico Rava, nato a Trieste nel '39, è indubbiamente il jazzista italiano più conosciuto a livello internazionale. In trent'anni di carriera, il trombettista, flicornista, compositore ha al proprio attivo oltre settanta incisioni, di cui sedici a proprio nome. Avvicinatosi alla tromba nel '57, grande ammiratore di Miles Davis e Chet Baker, Enrico Rava comincia a suonare giovanissimo nei club torinesi. Nel '63, conosce Gato Barbieri, al cui fianco due anni dopo incide la colonna sonora del film di Montaldo Una bella grinta. In quegli anni incontra Don Cherry, Mal Waldron e Steve Lacy, con il quale suona free jazz in quartetto tra Londra e Buenos Aires (ed è in Argentina, nel '66, che il quartetto registra l'album The Forest and The Zoo). Nel '67, Rava è a New York ed entra in contatto con l'avanguardia free, tra cui Roswell Rudd, Marion Brown, Rashid Ali, Cecil Taylor, Carla Bley. Dopo una parentesi italiana, che lo vede esibirsi con vari musicisti, tra cui Franco D'Andrea, e registrare a Roma con Lee Konitz e a Brema con Manfred Schoof, nel '69 riparte per New York, dove rimarrà per otto anni. I primi tempi suona soprattutto con Rudd, Bill Dixon e la Jazz Composer's Orchestra di Carla Bley, sotto la cui direzione partecipa all'incisione di Escalator Over the Hill. A partire dal '72, anno in cui pubblica Il giro del giorno in 80 mondi, il primo disco a suo nome, Rava dirige quartetti (sia nei club newyorkesi che in tournée in Europa e Argentina) quasi sempre privi di pianoforte. Le collaborazioni e le incisioni si susseguono, preziose, a ritmo serrato, al fianco di prestigiosi musicisti italiani, europei, americani: tra questi John Abercrombie, Joe Henderson, Roswell Rudd, Cecil Taylor, Ray Anderson, Dollar Brand, Franco D'Andrea, Urbani, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Paul Motian, John Taylor, Archie Shepp, Misha Mengelberg, Richard Galliano, Lee Konitz, etc. etc. Musicista rigoroso e strumentista raffinato, questo poeta della tromba è anche un sensibile ed abile compositore, amante del jazz, ma capace di suonare nei più disparati contesti e di fondere nel suo personalissimo stile influenze musicali molteplici, dalla musica sudamericana al funk, al rock. Ehm. Sentito dal vivo (gratis) alla Casa del Jazz (ottima idea della passata giunta) la scorsa estate. Non mi ha deluso affatto.. il secco!