
"Neve di primavera" è il primo romanzo della tetralogia "Il mare della fertilità", il
capolavoro di Yukio Mishima. La figura di Kiyoaki, personaggio ultrasensibile a causa di una raffinata quanto ingannevole educazione, si staglia in primo piano; Honda, l'amico, è invece sordo al richiamo dei sentimenti e proteso esclusivamente verso la vita attiva. Della nevrotica incertezza di Kiyoaki è vittima l'enigmatica e splendida Satoko, Altri personaggi complementari sono indispensabili per comprendere un Giappone dove retaggio storico, valore morale della tradizione, riti Secolari, primato religioso svolgono una funzione determinante sulla sorte esistenziale del singolo non meno che della comunità. Un affresco narrativo di assoluto nitore nel quale il manto gelato della neve maschera sotto una purezza transitoria il male profondo della vita.
In Neve di primavera, il meraviglioso romanzo che inaugura la tetralogia, il desiderio negato si incarna in una storia d'amore. Il giovane, bellissimo, aristocratico Kiyoaki, e innamorato della bellissima, aristocrarica Satoko, ma perversa al punto di agire cooscientemente umiliando o esaltando Kyo a seconda del suo desiderio Ma il ragazzo riesce ad amare solo quando si sottrae all'amore. Farà un errore fatale, perche Satoko viene promessa in sposa a un nipote dell'imperatore. Ora, l'amore diventa travolgente. In segreto, i ragazzi si abbandonano alla snervante passione dei sensi. E, tuttavia, il desiderio ha la cupezza del dolore: «Persisteva, aleggiante sopra di loro, il sentimento
di un comune dolore, tangibile come le ombre che lentamente dilagavano nella stanza». Una volta, lei gli aveva scritto: «Sentirmi dissolvere nella tua bellezza, sentire che la morte mi sopraffà, nel gelo della neve: nessuna sorte potrebbe essermi più accetta». Una notte, fanno l'amore in riva al mare. E bellissimo. Eppure, scrive Mishima: «Tutto ciò che li circondava era presagio di calamità. Appena oltre il malcerto lucore del tempo, echeggiava mostruosamente l'eco della Negazione».
Amore e morte è il tema principale di questo romanzo. Ma Mishima, a differenza di Barthes, aggiunge anche la bellezza. Satoko appare bella sin dal primo momento, e bella di una bellezza pura, ma attraverso le sue parole e le sue azioni ella è artefice del destino di Kiyoaki. Dando così l’abbrivio al circolo di vite e di morti che muove l’intera tetralogia, fil rouge che tiene salda l’intera struttura fino allo sgretolamento finale, in cui è sempre Satoko ad avere un ruolo predominante nella distruzione dell’illusione del samsara che Mishima ha creato con i tre romanzi precedentiI.
La storia si svolge durante le due guerre, in un Giappone ancora legatissimo alle tradizioni secolari, ma con un occhio volto ad occidente. Tutti i ceti sociali dell’epoca sono descritti minuziosamente. La nobiltà è quella che cerca di avvicinarsi di più ai
costumi occientali, ma alla fine cede ai secolari costumi ed alla rigida etichetta, alla religiosità ed all’adorazione smisurata per l’Imperatore, forte nello stesso autore.
Meravigliose le descrizioni della natura da capogiro rese in modo più vivido di qualunque foto. Ora vedo il mare, la neve, la flora con gli occhi di Mishima.
All’inizio ho stentato un po’ a leggere questo libro per cvia del ritmo della narrazione abbastanza lento ma per questo più verosimile, ma poi il romanzo cambia ritmo. La storia d’amore mi ha preso. Sale il pathos, si infittisce la trama. Struggenti gli ultimi capitoli. Non è da sottovalutare l’importanza dei personaggi complementari indispensabili per capire il Giappone, e la sacralità dei sentimenti quali quello dell’amicizia. Tratteggio psicologico dei personaggi sublime.
Un libro che ho letto e credo rileggerò volentieri, ma che qualche mese fa forse non avrei saputo comprendere appieno. Credo che siano necessarie un minimo di nozioni sulla cultura dell’impero del sol levante per poter godere appieno della lettura di questo romanzo.
Hukio Mishima. L'ultimo Samurai

Kimitaka Hiraoka nacque a Tokio nel 1925. Figlio di un ufficiale del governo giapponese che ostacolava la sua passione per l'arte e le lettere, pubblicò le sue opere con lo pseudonimo di Yukio Mishima.
L'esonero dal servizio militare fu l'evento che lo portò a trascorrere il resto della propria esistenza all'insegna di una profonda vergogna: mentre i suoi amici erano morti nella seconda guerra mondiale, lui era sopravvissuto e, cosa ancora più grave, non aveva nemmeno potuto combattere per la patria.
L'amore per le tradizioni giapponesi fu uno dei motivi ricorrenti delle sue opere, riteneva, infatti, che l'educazione dei giovani giapponesi, sempre più portati ad assimilare i valori occidentali, dovesse ricondursi alla rigida moralità del bushido, (letteralmente tradotto la via del samurai) il testo di riferimento dei samurai feudali.La ricerca di un'etica e di principi morali univoci tratti dalla tradizione giapponese erano però in totale contrasto con l'amore per l'arte e la letteratura europea, nonché con lo stesso stile di vita di Mishima che, oltre a vestire e vivere all'occidentale, era considerato uno dei più importanti esteti del ventesimo secolo. L'ossessione per la bellezza assoluta e il culto per il corpo, probabilmente legate alla sua omosessualità, culminarono nella pratica delle arti marziali e, inoltre, divennero argomento di numerosi romanzi tra cui il Padiglione d'Oro, uno dei suoi capolavori più apprezzati nel mondo.
Oltre a essere autore di romanzi e saggi, Mishima , il "D'Annunziod'Oriente fu uno scrittore talmente eclettico da riuscire a scrivere sia opere teatrali in stile occidentale incentrate sullo studio psicologico dei personaggi, sia testi tradizionali giapponesi, in patria venne considerato come l'unico scrittore in grado di scrivere testi per il teatro Kabuki e il teatro No.
Il rapporto di Mishima con l’Occidente è sempre stato altamente conflittuale. Un amore odio mai risolto. Basti pensare alla stesura dell’ultima opera Il mare della fertilità, in cui sono presenti descrizioni estremamente ridicolizzanti di personaggi occidentali di contro all’esaltazione indiscussa dei valori e della tradizione puramente giapponese. Ma si pensi altresì all’accanimento con cui ha sempre cercato il riconoscimento della cultura occidentale: le traduzioni all’estero (addirittura scriveva ricercando uno stile che fosse anche facilmente traducibile in inglese), le rappresentazioni dei suoi drammi teatrali in America, la forte speranza dell’assegnazione del Nobel
In alcuni suoi scritti l’autore riflette l’umiliazione del Giappone e la progressiva, ma inesorabile, perdita della sua tradizione (anima). Il rimedio contro questo male che lo avvolgeva lo trova nella nel Bushido, in specifico fondando poi nel 1968, , unitamente ad un
gruppo di studenti, la società paramilitare chiamata “Società dello scudo” (Tate no kai). Fallisce nel tentativo di scuotere il Quartier generale delle forze giapponesi di autodifesa, esortandoli a dar la vita per l’Imperatore.
Represso e fermato dalle forze dell'ordine, ebbe modo di leggere un proclama, conclusosi con l'urlo "lunga vita all'imperatore", prima che le sue azioni sfociassero nella più plateale dimostrazione della propria osservanza del codice dei samurai: il rito del seppuku, cioè il suicidio rituale.
Il seppuku di Mishima, ripreso dalle telecamere nazionali, fu l'apogeo di un'esistenza piena di contraddizioni e di ideali. Il testamento spirituale di Mishima è contenuto nelle sue ultime opere, tra cui i trattati "lezioni spirituali per giovani samurai", "introduzione alla filosofia dell'azione" e "il proclama”
Bibliografia : Il suo romanzo più famose è “Confessioni di una maschera” (1949) Scribve nell’arco di tempo che va dal 1949 al 1970, una quarantina tra romanzi, opere per il teatro, saggi e racconti.
Tra quelli di maggior valore si ricorda la tetralogia de “Il mare della fertilità” (Neve di primavera, Cavalli in fuga, Il Tempio dell’alba, Lo specchio degli inganni 1965-1970), “Sete d’amore” (1950), “L’età verde” (1950), “I colori proibiti” (1951-1952),”Il padiglione d’oro” (1956), “Dopo il banchetto” (1960), “Madame de Sade” (1965), “La voce degli spiriti eroici” (1966), “Lezioni spirituali per giovani samurai” (1968-1970).
Non è che sia sotto l'effetto di un delirio sakamotiano...
è che non avevo scelta!