giugno 12 2008

ernesto

Ernesto

 

Sentimento vivo, fresco, senza altro a pretendere.
Stessi punti di visti, stessi gusti.
Un abbraccio ed un bacio sulla guancia quando ti incontri
E quando è tempo di salutare. Niente di più.
Soluzioni da trovare. Consigli, scambi. Qualche battuta.
Un bicchiere di prosecco. Le bollicine servono.
Servono a mandare su i pensieri, gli sfoghi.
Le bollicine sono quel poco di oblio e quel lasciarsi andare.
Sono le confidenze in un pomerggio attardato di maggio.
Una domenica su un prato a parlare di cose scombiante,
La pace di un campagna quasi dimenticata in mezzo ai palazzi.
Una carezza ai cavalli. Una giovane amazzone che guardi con amore.
“Stammi vicino”. “Sono qui.”
Non lo lascio solo il mio amico. Il mio primo vero amic”o”.
Con la “o” finale.
 
Non camminare davanti a me,
potrei non seguirti;
non camminare dietro di me,
non saprei dove condurti;
cammina al mio fianco
e saremo sempre amici.
Anonimo cinese.
 
 
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maggio 15 2008

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Uno spot in tv
Ma è’ l’otto per mille
Tempo di tasse

 

 Scott Joplin -Maple Leaf Rag

Il 4 marzo 1919 muore in una casa di cura per malati mentali di New York il pianista Scott Joplin, uno dei padri fondatori del ragtime scritto, chiamato anche "King of ragtime", il re del ragtime. Nato il 24 novembre 1868 e Texarkana, nel Texas, dopo aver imparato a suonare il pianoforte, a quindici anni lascia la famiglia e scappa di casa per diventare musicista itinerante. Nel 1895 entra a far parte del Texas Medley Vocal Quartet. In quel periodo riesce anche a piazzare a qualche editore le sue prime composizioni: Please say you will e Picture of her face. Negli stessi anni inizia ad approfondire le tecniche pianistiche del ragtime. Diventa il pianista fisso del Maple Leaf Club di Sedalia, nel Missouri, dove incontra l'editore Carl Hoffman che nel 1898 gli produce The original rag, la sua prima importante opera, cui seguono Maple leaf rag, The sun flower slow drag e Swipsy , tutte e tre del 1899. Dopo la sfortunata A guest of honour che nel 1903 viene rappresentata una sola volta a St. Louis con scarso successo, nel 1905 si trasferisce a New York dove si fa catturare dall’ossessione di scrivere una vera e propria opera lirica ragtime. Il 4 marzo 1919 la morte se lo porta via dopo una vita passata tra difficoltà economiche ed espedienti per sopravvivere, senza aver mai trovato un impresario disposto a rappresentare Treemonisha, la sua opera, con A guest of honour, oggi più famosa. Nel 1974 Marvin Hamlisch utilizza la musica di Scott nella colonna sonora del film "La stangata". Dopo il successo de "La stangata", Treemonisha, composta nel 1907, viene rappresentata per la prima volta nel 1974 all'Uris Theatre di Broadway, con la produzione dell'Houston Grand Opera e con la partecipazione di cento pianisti di tutto il mondo. Peccato che Scott ormai non c’è più.

Il ragtime nasce a Sedalia nello stato del Missouri perché li abitava Scott Joplin (Texas, 1868) pianista negro* e principale compositore di ragtime. Il ragtime è una composizione per pianoforte, La caratteristica del ragtime di essere un pezzo completamente definito sulla carta (spartito) fa si che il manchi dell’elemento principale del jazz: l’improvvisazione. Ma del jazz è uno dei padri, un po’ perché il ritmo è molto swing (oscillante) e un po’ perché le prime brass-band utilizzavano le melodie rag come guida per le loro performance . Lo schema del ragtime si rifà completamente alle forme classiche: dal trio del minuetto alle strutture dei valzer di J.Strass. Anche lo stile pianistico pesca a piene mani dai classici: Schubert, Chopin e su tutti Liszt. Il tutto naturalmente filtrato dalla sensibilità degli esecutori. L’ambiente in cui si sviluppò fu vario. Si va dai Saloon dove musicisti o rulli meccanici accompagnano il chiasso degli avventori alle sale da ballo “bene” delle grandi città. Scott Joplin fu il maestro di questo genere, autore di 600 rag una sinfonia e due opere liriche, ma sarà Jelly Roll Morton di New Orleans a dare a questo genere un aspetto più jazzistico trattando la composizione in modo più libero.
 
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aprile 17 2008

Lelio1media2

Venerdì  mattina. Si esce da scuola. Papà pronto a farci salire in macchina. Si va al mare per i week end.
radio triesD’obbligo l’autoradio accesa. Siamo li, mia madre. mio fratello pronti al nostro appuntamento radiofonico settimanale. Tutti pronti. Volume al massimo per via dei rumori dei motori delle fuoriserie del genitore (aveva la fissa della macchine!) Altoparlanti (qualità scarsa visti i tempi)
Scattiamo quando sentiamo ormai il famoso grido “LELIO LUTTAZZI PRESENTAAA…HITTTTT PARADE!”.
Dalle serate del sabato sera Luttazzi era passato a seguire la trasmissione radiofonica più ascoltatia di quegli anni insieme a quelle famose di Arbore e Boncompagni. Esistevano solo 3 emittenti radio nazionali, la radio vaticana sempre più potente delle altre stazioni tanto da ricoprire altre frequenze e Radiomontecarlo.
Un signore sempre allegro in smoking a “Studio uno” o in giacca e LUTTAZZI-1cravatta era l’idolo di noi ragazzini.
Ma chi è Lelio Luttazzi?
Triestino di nascita e romano d’adozione. La sua prima formazione musicale avviene grazie a don Crisman, il parroco di Prosecco, che gli impartisce lezioni di pianoforte.
Il suo grande amore il jazz. Se ne innamorò a tredici anni quando sentì “After you’ve gone” cantata da Armestrong e rimane folgorato dallo swing.
Studente all'Università di Trieste in giurisprudenza durante la seconda guerra mondiale, inizia a suonare il pianoforte a Radio Trieste e a comporre le sue prime canzoni tra cui  “il giovanotto matto“ Racconta Luttazzi “il testo l'avevo scritto sul libro di diritto privato – mentre studiavo legge e fui bocciato, erano gli anni della guerra, vivevo a Trieste. Lo feci sentire ad Ernesto Bonino che era arrivato a Trieste con uno spettacolo del Guf e lui la prese".  Nel giugno 1944, prima che gli alleati bombardino il porto e i tedeschi comincino le rappresaglie, Trieste è una città tranquilla e piena di locali dove si balla. In uno di questi suona cetraLuttazzi: una sera gli si presenta Ernesto Bonino, cantante allora già famoso: "ieri sera ti ho sentito cantare un tuo pezzo, IL GIOVANOTTO MATTO. Mi piace, dammi lo spartito, e io te lo lancio". Luttazzi gli da la musica della canzone e poi quasi dimentica l'episodio.
Terminata la guerra, apprende dalla SIAE che con i diritti d'autore ha guadagnato 350.000 lire di allora, e decide quindi di fare il musicista; nel 1948 si trasferisce a Milano e inizia a lavorare con il concittadino Teddy Reno presso la casa discografica CGD, con l'incarico di direttore musicale; sempre per Teddy Reno nel 1948 scrive Muleta mia.
Nel 1950 a Torino assume l'incarico di direttore d'orchestra e dirige l'orchestra d'archi della Rai; da lì inizia una carriera strepitosa come artista a tutto tondo.
Negli anni 54/55/56 lavora nel programma radiofonico a quiz Il motivo in maschera presentato da Mike Bongiorno.
Scrive canzoni dal carattere apertamente jazzistico e piene di swing interpretandole al pianoforte e cantandole in uno stile molto personale: tra le più note si ricordano canzoni come Senza cerini,rai 48 Legata ad uno scoglio, Timido twist ,Chiedimi tutto etc. Compone brani come Una zebra a pois, cantata da Mina, Vecchia America per il Quartetto Cetra, Eccezionalmente, sì per Jula De Palma You'll say to-morrow registrato in italiano da Sophia Loren, Souvenir d'Italie con la sua raffinata tecnica jazz; si lancia anche nel divertissement El can de Trieste, cantata in dialetto.
Luttazzi ha accompagnato la televisioe italiana al grande successo. Nonostante il lungi anni di inattività, è rimasto uno dei personaggi più noti della produzione musicale legata ai grandi media
. Presentatore ironico e spiritoso e padrone di casa di  trasmissioni televisive, come Studio 1 con Mina, :che è essenzialmente un varietà che riempirà i sabati sera degli italiani ( i miei compresi) per cinque anni, ma l’aspetto musicale è fondamentale. Basti pensare al Dadaumpa inventato da Don Lurio per le gemelle Alice ed Hellen Kessler, al ruolo della stessa Mina, perfettamente a proprio agio nei panni della soubrette e l’orchestra diretta da dal Grande Bruno Canfora. Ancora poi in tivvù Doppia canforacoppia con Sylvie Vartan, Teatro 10. È anche attore, in L'avventura di Michelangelo Antonioni e L'ombrellone di Dino Risi, oltre a comporre le colonne sonore di film tra cui Totò, Peppino e la malafemmina, Totò lascia o raddoppia? e Venezia, la luna e tu. Che nostalgia di quegli anni di televisione! Pura in bianco e nero. Senza effetti speciali. Sono talento.
Ma sicuramente la trasmissione che gli diede più notorietà fu la radiofonica Hit Parade, la vetrina settimanale dei dischi più venduti, andata in onda ininterrottamente dal 1966 al 1976:
 
Nel giugno del 1970, proprio mentre era all'apice del successo, la vita di Luttazzi fu travolta da vicenda giudiziaria. Gli vengono rivolte accuse che risultano infondate. Viene poi  completamente scagionato2304563 Lascia il suo magnifico attico di Roma con vista sulla Fontana di Trevi, per ritirarsi a vita privata  a Ceri un piccolo paesino sull’Aurelia  che poi lascia nel 2001 per rientrare a Roma.
Negli anni successivi, pur lavorando ancora saltuariamente in televisione - nel 1982 nella trasmissione Cipria di Enzo Tortora; nel 1991 per Telemontecarlo a Festa di compleanno - preferisce ritirarsi a vita privata, amareggiato dalla lapidazione mediatica cui era stato sottoposto, e dalla scarsa considerazione che la Rai aveva avuto per lui.
Nel 2005 la Rai, per la serie di CD Via Asiago 10, contenente registrazioni storiche della Radio degli anni cinquanta, pubblica il CD Lelio Luttazzi and Rai Orchestra 1954, registrazioni effettuate dal Maestro e trasmesse dalla radio appunto nel 1954, con brani suoi ma anche interpretazioni di Parlami d'amore Mariù di Vittorio De Sica, un omaggio a Cole Porter ed un interessantissimo duetto con Gorni Kramer.
Ma le persone eclettiche e con un talento come Luttazzi  che ha fatto di tutto nel mondo dell spettacolo (presentatore, showman, attore ) non meritano di essere messe da parte.
I miei ricordi di bambina certo vanno a canzoni come Vecchia America, La Zebra a Pois, El can de Trieste ed i suoi memorabili duetti con Mina in Studio Uno. A dire il vero ero anche un po’ innamorata di quel bel signore… che era capace di aumentare la dose di spensieratezza 473071--180x140della mia infanzia ed adolescenza.  Ma quando si metteva al pianoforte… e iniziava uno swing od uno standard di jazz.. il silenzio a casa era assoluto. Ormai lo sapete…Il jazz lo swing me l’hanno messo nel poppatoio!
Ogni tanto passava in TV qualche concerto del nostro Luttazzi. E la mia domanda era sempre la stessa :” Ma perché non si vede quasi mai?”
Poi la ri-scoperta di Luttazzi da parte di Fiorello (abbastanza vicino alla mia generazione) che canta una cover di “legata ad uno scoglio” e che lo invita anche in trasmissione. Duettano in “Chiedimi tutto”.
Eppure, nell'ambito di un'operazione televisiva che in questi ultimi mesi l'ha voluto ritirare fuori "dall'oblio", che per altro non c'è mai stato, nella trasmissione di Fabio Fazio di sabato 23 febbraio si è parlato di molte cose e poco di musica, come spesso è successo in altre interviste con questo personaggio, ora un "giovanotto (matto)" di 85 anni,  volutamente un po' smemorato e stralunato, ma con una vena ironica senza pari.
Il suo biglietto da visita per me è stato folgorante, illuminante.
Domanda di Fazio:LelioLuttazzi
"E cos'hai fatto in questi ultimi trentasette anni?"
Risposta di Luttazzi:
"Niente. Niente di niente".
Risposta secca che segue una risata generale. Niente. Ecco finalmente una persona che interpreta il desiderio di non dire niente, appunto. Quel nulla che spiazza chiunque, che mette in crisi la retorica e la consuetudine di una risposta ovvia. Che bello poter rispondere: "sto male grazie", "a cosa stai pensando? A nulla", "che cosa mi racconti di bello?" "Niente".

P
erché è dal negativo che parte tutto, è il negativo che fa l'umorismo. L'ottimismo
Poi si accomoda al piano. Fantasia di Gershwin. Ma perché andiamo sempre a cercarci i brani dei pianisti stranieri??
L’intervista è stata unica. “Allora Maestro ma lei continua a suonare sempre?” gli domanda Fazio.
E lui con quel sorriso un po’ beffardo ci spiega che poi la voglia non è così tanta. E si sente obbligato a suonare quando arrivano ospiti a casa, che ovviamente scalpitano per ascoltarlo.
Ed allora è un vizio! Un vizio dovuto all’età!
Ma santinumi! Lo stesso capita a mia madre.
trovajoliUn pianoforte a casa (sua), ha sempre suonato e cantato, swing e standard americani. Non è nemmeno una dilettante. I suoi successi Rai con grandi orchestre (Froman e Trovajoli per citarne un paio) li ha avuti.. Successi interrotti dal matrimonio e dalla nascita di mio fratello.
Adesso.. sindrome luttazziana.. Quando vengono le sue amiche e la pregano di suonare…non si fa convincere volentieri! Cede solo al grido di “Misty” o di “Embreceable you”.
Non so cosa darei per suonare il piano come lei! Se fossi lei starei tutto il giorno con i polpastrelli attaccata ai tasti!
Ma sono tutti uguali questi ottuagenari!
 
Questo post mi è stato ispirato da Argeniogiuliana, che ringrazio. Dedico queste mie  sgangherate righe sia a Giuliana che alla persone come Luttazzi…e come mia madre (che fortunatamente non mi legge!)  ai quali con deferenza mi inchino.
Questa mia dedica ha anche lo scopo di far conoscere alle nuove generazioni personaggi di questo calibro che non possono essere dimenticati o legati solo ai ricordi delle generazioni più anziane.
 
 
 
 
 
Osservate bene il video…un piccolo errore ed il suo labiale è manifesto! Mi sono messa a ridere per mezz’ora.. Iil video è un po' lento... vi chiedo un po' di pazienza! Merita!

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marzo 27 2008

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Cosè questà?? Ve lo spiego subito.
Un team di studenti canadesi ha deciso di creare qualcosa di speciale per le donne di tutto il mondo (più o meno). Ed ecco che hanno tirato fuori questo prototipo Ladybag. E’ una borsa intelligente che usa la tecnologia RFID per assicurarsi che usciate di casa con quelle tre cose fondamentali per vivere in una società moderna: il cellualre, le chiavi e il portafoglio.
4Sviluppata da una squadra di studenti della Simon Fraser University del Canada, la borsa ha anche delle icone a LED che si illuminano quando nella borsa manca qualcosa, mentre uno smile si accenderà quando c’è tutto e potete uscire tranquille. Carina e utile, non c’è che dire.
Certo la mia borsa sarebbe veramente infelice! Ma dico mi avete mai visto quando sto per uscire di casa la mattina???
Chiudo la porta a tripla mandata. Procedo al solito chek ed dr_house_01assicurami se la genitrice abbia superato la notte e che respiri ancora…irrompendo a casa sua con la stessa delicatezza del Dr. House quando entra nella stanza di un paziente e gli fa una lavata di capo. A proposito avete notato che House non si cambia mai i jeans nemmeno nelle repliche?
Scendo i primi gradini…. Oddio .. la borsa pesa poco.. Perlecarote! Le chiavi ( circa 3 kg di peso) le ho lasciata da mamma… e quando mi apre?? Sorda com’è???
Allora la chiamo.. sette ore per aprirmi.. Ah meno male! Le chiavi sono li.. occupamo mezzo metro quadro del tavolo dell’ingresso…
Ariscendo i gradini.. oddio! Le chiavi del garage!! Nell’altra giacca!
Sto consumando le serrature di casa.. ed è un guaio perché non le porta11fanno più… eh.. lo so bene.. quando una vigilia di Natale abbiamo chiamato i pompieri perché la serratura si era rotta, la porta è peggio di Fort Knox… ed avevo i cannelloni in forno! E tutto il parentame pronto per il cenone a casa di mia madre (avrete capito che purtoppo abitiamo una difronte all’altra, ma fortunatamente in appartamenti separati! Grazie papà!). Sembrava Natale in casa Cupiello!
Insomma alla fine riesco ad aprire il garage, prendere un mezzo di locomozione ed avviarmi verso l’ufficio… oddio il badge!!!
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Ma no! Questa utile borsa con me sarebbe sempre depressa… mi creerebbe un vero disagio ed delle crisi di coscienza…non la vedrei mai sorridere! Sarebbe sempre triste .. sempre con un’ombra sul suo smile accennato… No no! Grazie! Preferisco le mie borsette.. almeno loro non protestano e non saranno mai infelici!
 
 
 

Erroll Garner, uno dei pianisti più versatili ed originali della storia del jazz. egli fu uno dei pochi musicisti jazz (quelli autentici, di grande talento come Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Fats Waller e pochi altri) che sia riuscito a suonare la musica che amava e sentiva profondamente, incontrando i gusti del grosso pubblico, quello generico, che non sa neppure  che cosa sia il jazz.
Pur non sapendo leggere la musica egli fu anche un ottimo compositore e fra i numerosi brani che scrisse, merita di essere ricordato la famosissima "Misty", una delle più belle ballads mai scritte..
Garner è supportato da una ritmica  eccellente con la  quale si percepisce una straodinaria interazione, anche mimica. Oggi purtroppo non è più così e di Erroll Garner non si sente quasi più parlare. Qualcuno però lo ricorda ancora.. come il bravo, inossidabile Lelio Luttazzi tempo fa a “che tempo che fa”…meno male! Meno male!

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marzo 26 2008

candrel

E di te arso,
danza nella notte
il ricordo.

 

 

 

 
 
 
 
QUALE DEI DUE?
 
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