maggio 18 2008

 

CS80~Key-West-Florida-Posters

 

Key west. Ultimo baluardo a sud degli states , se non si considerano le Isole Vergini Americane)-
florida_keys_landsatwallUna strisciata di isolette coralline, per la precisione 800, che dall’estremo lembo della Florida che si inoltrano nel Golfo del Messico, dividendolo dall’oceano atlantico. Più vicine all’Avana che a Miami a cui sono collegate da una lunghissima autostrada detta “Overseas Highway”. 200 kilometri di asfalto e 40 ponti .
Atmosfera mix americana da confine e per l’appunto caraibica. Sapore si salsedine, il rumore dei motoscafi, le spiaggette coralline bianchissime e le palme, odore si pesce appena pescato. 
Infatti sono luogo di pesca di altura. Preda principale il Marlin citato più volte nel suo romanzo postumo “isole nella corrente”   e nel più famoso “il vecchio ed il mare” da Hemingway che decise di costruirsi una bellissima casa a due piani stile coloniale punteggiata di finestreHemingwayCat e cirrocondata da un bel giardino e piena di gatti.
Ma ci sono ancora i felini! Certo! Sono i discendenti di quelli adorati coccolati e viziati dal famoso scrittore. Nessuno li manda via. Sono patrimonio culturale anche loro!
Abitazioni a prezzi folli, turismo purtroppo adesso di massa e d’assalto. Circa 3.000 e più passeggeri di navi da crociera sbarcano ogni giorno invadendo l’isola. I più fanno il giro sul solito trenino gommato. I conducenti si assomigliano tutti .Cappellino sneakers e ray -ban e shorts. Vi illustrano le parti più famose del luogo. Il tutto in un americano slangato difficilissimo da capire.
Clima quasi tropicale. A febbraio mi sono ustionata. Umidità fortissima, vegetazione lussureggiante. Negozietti coloratissimi, bar dove i più escono che non si reggono in piedi, mercatino pseudo caraibico e un simpaticissimo negozio che vende solo conchiglie.
Ma c’è anche la parte chic, quella vicino al porticciolo con le sue banchine in legno ed i le barche con Flying bridge per pesca di altura key_west_belldove mangiare dell’ottimo pesce e delle conch fritte. . E ci sono i pellicani.. appollaiati sui pali di legno che reggono i moli…Stanno li mezzi addormentati aspettando qualche bocconcino lanciato loro dalla cucina di qualche ristorante.
Sensazione cubana quando vedo una bottega minuscola.. Seduto su uno sgabello ed appoggiato su un altrettanto minuscolo banchetto c’è un artigiano che “rolla” a mano i sigari.. Le sue mani sono più scure della sua carnagione. Il suo sorriso candido . Dietro di lui una montagna di foglie di tabacco. Ti racconta che haCIGAR iniziato da bambino. Ti offre un sigaro. Ma non fumo! E sono una donna! Mi guarda e mi sorride e mi porge quel sigaro enorme. Ma si.. ma chissenefrega! Io lo assaggio! In Italia farebbero salti mortali per quel sigaro artigianale!
 “Posso sedermi qui e provare a tirare?”
“Ma qui siamo a Key West! Puoi fare quello che vuoi ! nessuno ti dirà mai niente! Eccoti un bicchierino di rum! Lo gusterai meglio.” Mi risponde l’artigiano del sigaro.
Sto benissimo. Ho il mio rum, fumo per la prima volta in vita mia un sigaro. I pellicani volteggiano nell’aria. Nessuno fa caso a me.
Manca solo qualcosa. Meglio qualcuno.
Il mio amato Hemingway.
Ma può succedere di tutto! Siamo a Key West!
Sonny Rollins. St. Thomas

« Sonny era una leggenda, quasi un Dio per i musicisti più giovani. Molti pensavano che suonasse al livello di Bird. Quello che posso dire io è che ci andava molto vicino. Era un musicista aggressivo e innovativo con sempre nuove idee. Mi piaceva tantissimo come suonatore ed era anche un grande compositore. (Ma penso che più tardi Coltrane lo abbia influenzato e gli abbia fatto cambiare stile. Se avesse continuato quello che stava facendo quando lo conobbi, forse sarebbe oggi un musicista anche più grande di quello che è - ed è un grande musicista) »
 (Miles Davis [1])

Sonny ha i primi contatti con la musica a 11 anni, quando prende lezioni di pianoforte e di sassofono; dopo una breve esperienza con il sassofono contralto, passa permanentemente al sax tenore nel 1946, all'età di 16 anni. Entra negli Harlem Rollin' dove suonano anche Jackie McLean, Arthur Taylor, e Kenny Drew con i quali costituirà una band alle scuole superiori. I suoi genitori provenivano dalle isole Vergini ed egli amava molto la musica da ballo dei Caraibi: si avvicinò al sassofono nell'era della musica "jump" antecedente al rock and roll e, anche se la sua musica rivela quel passato, Rollins va molto al di là: una sua singola improvvisazione (ed alcune sono molto estese) può sembrare come un veloce cammino a ritroso attraverso la musica popolare dell'Ovest, costruita in modo così eccentrico da risultare quasi astratta.

Le sorelle ed i fratelli di Sonny erano tutti studenti di musica classica, ma uno zio sassofonista, appassionato di blues, conquistò con la sua musica il giovane che assorbì gli stili degli idoli del sassofono degli anni '40: da Coleman Hawkins prese la sonorità intensa e l'abilità di muoversi tra gli accordi, da Lester Young la capacità di raccontare storie nel modo più originale, da Charlie Parker tutte le caratteristiche di Hawkins e Young messe insieme sintetizzate in un nuovo, rivoluzionario, linguaggio. Da questo crogiolo ribollente Rollins emerse con un bagaglio unico di sicurezza, velocità, swing e spontaneità inventiva. Anche il pianista Thelonious Monk influenzò molto Rollins, rendendo i suoi assoli più frammentari e melodicamente più imprevedibili, con un'inclinazione a spezzettare il materiale tradizionale e spesso a rovesciarlo.Alla fine degli anni '40 aveva raggiunto un livello di bravura tale da poter cominciare a suonare con i musicisti suoi idoli, e con i suoi coetanei che stavano facendo la storia del jazz, tra cui Miles Davis, con cui si sarebbe ritrovato più volte nel corso degli anni. L'ascolto di Oleo[2], Doxy e Airegin[3] sull'LP Bags' groove (1954) e dell'album di Thelonius Monk Brilliant corners (1956) dimostra la statura raggiunta da Rollins come strumentista e come compositore: gli standard da lui composti in questi anni restano tra i più famosi e frequentati.

Nel 1955 sostituì Harold Land nel quintetto di Clifford Brown e Max Roach. Negli anni successivi realizzò molte incisioni che lo proiettarono nel firmamento del jazz con la considerazione di miglior sassofonista dai tempi di Charlie Parker. Nella seconda metà degli anni '50 registrò, molto spesso insieme a Roach, alcuni dei suoi lavori più importanti: il fondamentale Saxophone Colossus, Tenor Madness (in cui lo si può ascoltare in una spettacolare chase - o gara - con John Coltrane appena approdato al quintetto di Miles Davis), The freedom suite.

La celebrità che accompagnò Rollins in questo periodo non spense mai il suo innato desiderio di apprendere ed evolversi, un impulso che egli stesso attribuisce alla volontà di competere con i suoi fratelli maggiori. Proprio quando l'avanguardia avanzava Rollins si prese due anni di riposo, dal 1959 al 1961, per approfondire i complessi problemi riguardo il rapporto tra improvvisazione e struttura. In quei due anni, Rollins riprese a studiare lo strumento come se dovesse ricominciare, e per evitare le proteste dei vicini prese ad andare a studiare su un ponte sull'East River, dove talvolta lo raggiungeva Steve Lacy anch'egli alle prese con una riflessione sulla sua musica.Si ritirò nuovamente tra il 1969 ed il 1971 per tornare nel 1972 alla guida di giovani band che, però, eseguivano un jazz più commerciale.In tempi più recenti Sonny Rollins ha sempre più spesso lasciato emergere gli entusiasmi musicali dei suoi anni giovanili, e molte delle sue registrazioni dello scorso decennio comprendono un funk molto più rilassato, ballads romantiche e musica soul contagiosa. Ma egli resta un improvvisatore senza pari. In qualsiasi momento, nelle performance dal vivo, egli è sempre in grado di lasciare che la sua creatività, ancora vivace e ostinata, attinga alla sua inesauribile riserva di melodia per elaborarla in maniera ammaliante ed imprevedibile. Al Ronnie Scott's Club di Londra si ricorda ancora un finale di un suo concerto: mentre dava la buonanotte al pubblico, di colpo affiorò nella sua memoria una serie di canzoni in stile Tin Pan Alley' intitolate Goodnight: andò avanti senza accompagnamento per oltre un'ora, quasi senza prendere fiato.Dopo la perdita, due anni fa, della moglie Lucille che gli aveva fatto da agente per più di trent'anni, Rollins ha fondato una propria casa editrice, la Doxy Records[5], che, nel Gennaio 2007, ha pubblicato il suo primo album di studio da più di cinque anni, "Sonny, please"[6].La spinta continua ad elaborare nuova musica traendo ispirazione da quella vecchia fa parte dello spirito jazz, di cui Sonny Rollins è un portavoce folgorante. Tornato ai concerti dal vivo ed alla improvvisazione, ha dimostrato ampiamente negli ultimi anni, anche se ormai over 70, di essere ancora il numero 1 nello strumento principe del jazz.

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febbraio 25 2008

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Cerniera tra oriente ed occidente, Città carica di storia, brulicante di gente Le voci, le luci, i colori, gli angoli, i conflitti di una metropoli cosmopolita ancorata alla tradizione e tentata dalla modernità, che si dibatte tra tolleranza e fondamentalismo, nazionalismo e spirito europeo, repressione e democrazia

E questa Istanbul .

CIMG1004La città dai mille minareti scolpiti nel cielo, dei traghetti un po’ retrò in continuo movimento sul Bosforo.

Le cupole delle moschee, l’odore dl kebab che si mescola con quello forte delle spezie e quello profumato del pane appena sfornato. La sola città al mondo ad essere costruita su due continenti, emege dalle acque del Corno d'Oro e del Bosforo in un indimenticabile orizzonte di cupole, minareti ed edifici

Vedo per la seconda Istanbul con i miei occhi. La vedo a colori. Ma dopo aver letto Pamuk, i colori svaniscono. Provo a guardarla come la vede lui. In bianco e nero.

Ed allora la città, le moschee, le case di legno di  Sulthanamet, lasantasofia parte che amo di più di questa città sincretica, trasformate in piccoli alberghi di “categoria speciale”  li vedo con gli occhi di questo scrittore.

Non è facile “tagliare” i colori delle città d’oriente. Sono i colori e gli odori che fanno questi luoghi particolari.

La Moschea Blu sfuma in grigio, Santa Sofia da rossa si incupisce.  Andiamo al Corno d’Oro. Ci sono davvero le case fatiscenti una sopra all’altra illustrate con parole ed immagini nel libro.

E’ vero. Istanbul è malinconica. Ancora indecisa tra il progresso ed il mantenimento delle proprie tradizioni.

Ripassiamo sul ponte di Galata. Non voglio andare a Taksim Square. Non voglio vedere i negozi delle grandi  brand affollati di giovani sempre più proiettati verso l’occidente.

golden_horn-facility1Istanbul è quella del venditore ambulante di pane, della via vicino ad un grande albergo dove tutti si conoscono, delle minuscole terrazze sui tetti degli alberghi turistici  con vista mozzafiato sulla Moschea Blu.

Istanbul è quella dell’ambulante di mele verdi freschissime che con maestria ti sbuccia il frutto con una attrezzo speciale e rigorosamente arrugginito e te le porge sfoderando un sorriso vuoto, senza denti.

Mi giro e mi accorgo che anche la mia guida che prima indossava unamisrudin la coste celeste vivissimo, ha un’espressione triste.  La maglietta cangia. Diventa scura ed il viso di Erdal , mio accompagnatore per la seconda volta, subisce un morphing. Diventa dello stesso colore della sua barba, in contrasto con il suo candido sorriso.

Ma non mi arrendo alla malinconia.

turkishSalgo a bordo con il vassoio delle “Turkish deligths “ dolcini tipici turchi che con un solo morso ti fanno venire il dabete Sono il  dono di buon viaggio , di   Erdal che si è autonominato nel frattempo “mio cugino”. Raggiungo il ponte più alto.

Mi siedo e mi guardo uno spettacolo incredibile. Il tramonto su Istanbul. Mi accompagna in questo momento la preghiera che sento in lontananza del moetzin.

Questa è la mia Istanbul.

Tristezza e felicità. Il suono della sirena e la nave va.

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Tutte le foto sono di Milla Parker.

 

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gennaio 2 2008
feluca
(foto di MillaParker scattata tanti anni fa)

Le feluche scendevano lente lungo il Nilo.
Colori irreali, il tramonto africano, quel paesaggio simile ai presepi che facevamo da ragazzini.
La sagoma dell’hotel Cataract reso famoso film “Assassinio sul Nilo”.
Eravamo da poco arrivate in Egitto. Il primo vero viaggio. Tanti anni fa.
La prima nave da crociera, fluviale ovviamente, ma sempre di crociera si trattava.
Chi mi accompagnava aveva vissuto parecchi anni prima per 3 anni a Il Cairo ed aveva una voglia matta di rivedere i luoghi della sua adolescenza, ricordi sbiaditi per il tempo passato, ma ben fermi nella sua mente. Ma quella sarebbe stata l’ultima tappa del nostro viaggio.
E così fummo proiettati direttamente ad Aswan La nave ci aspettava li. river_boats_at_aswan
Il tempo di sistemarci per poi riprendere un volo interno per Abu Simbel.
Non ero una “viaggiatrice” e quel viaggio mi costò un freddo allucinante con una conseguente bronchite al mio ritorno. Va bene! Era il viaggio di Natale. Ma quei templi inimmaginabili erano solo a 50 chilometri dal Sudan! E dall’aereo di vedeva solo sabbia del deserto!
Fortunatamente in quell’aeroporto, dove ebbi il coraggio di sorseggiarmi nonostante glia avvertimenti di tutti, un tè per riscaldarmi, trovammo un venditore di sciarpe. Fu un bel giorno per quel ragazzo! Chiuse bottega, meglio, bancarella in 5 minuti!
Lo confesso! Ero partita con le mie solite Lacoste a mezzemaniche, convinta di andare ai tropici. Fu l’inverno più freddo degli ultimi quarant’anni. Nevicò anche in Palestina.
egypt-photos-0069-500Tutta la comitiva batteva i denti, ma la bellezza di quei luoghi ci fece dimenticare quel freddo gelido, che si fece più forte verso il tramonto.
Ma come abbiamo fatto a smontare e rimontare  quei templi monumentali? O meglio ma come hanno fatto loro costruirli a quei tempi??? Per me il mistero rimane.
 
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